E’ L’ORA DELL’ORA DI RELIGIONE

È l'ora dell'ora di religione

Sono i giorni in cui si sta delineando il nuovo assetto diocesano che nascerà dalla fusione di Carpi con Modena. Su questi schemi don Carlo Truzzi e Pier Giuseppe Levoni hanno dato conto, con ricchezza di particolari, agli aspetti principali della configurazione della nuova struttura. Qui importa ragionare su un segmento, quello dell’insegnamento della religione cattolica, che solo ai distratti può apparire di scarsa rilevanza. Parliamo di una considerevolissima quantità di ore che in tutte le scuole di ogni ordine e grado, per norma concordataria, viene dedicata all’istruzione di un altrettanto considerevole numero di studenti, al netto del calo delle adesioni.  Ragazze e ragazzi che in larga parte sono esterni e lontani da un’esperienza nei luoghi della pastorale cristiana, hanno l’occasione per un confronto se non proprio un primo approccio, con i contenuti della religione cattolica. A realizzare tutto ciò un nutritissimo “battaglione” di insegnanti che non siamo lontani dal vero se contiamo nell’ordine delle centinaia nel territorio che sarà la futura diocesi. Insomma un’attività tutt’altro che trascurabile anche se l’impressione che spesso non venga adeguatamente valorizzata c’è.  Questa trascuratezza nasce certamente dalle dimensioni del fenomeno, dalla difficoltà a raggiungere e coadiuvare tutte le risorse intellettuali impegnate. Ciò che però ci è apparso anche per esperienza da genitori e da insegnante, è che  in particolare per i contenuti oggetti dell’insegnamento, ci si muova con molta elasticità senza una direzione unitaria, un chiarezza condivisa sui saperi da veicolare agli studenti. Puntare ad esempio in modo più sistematico sulla conoscenza sia dei testi  della Sacra Scrittura che altri testi importanti della nostra tradizione religiosa, dalla Patristica fino alla contemporaneità, ha un valore che supera di molto il semplice insegnamento della religione cattolica. Oggi più che ieri, un clima culturale molto migliorato rispetto agli eccessi del laicismo di qualche decennio fa, ci fa pensare che l’affermazione sull’importanza della lettura diretta dei Vangeli ad esempio, sia condivisa dalla generalità delle persone, credenti e non. Anche per ovviare a quell’imbarazzante fenomeno dell’analfabetismo biblico a cui l’amico Brunetto Salvarani ha dedicato pagine che sono diventate un punto di riferimento. Oggi quasi tutti concordano sulla necessità che nel bagaglio culturale di ognuno ci debbano essere i contenuti fondamentali della religione cristiana. (A dimostrazione di quanto affermato si ponga attenzione al fatto che molti fra i libri di maggior successo degli ultimi anni di intellettuali laici e poco credenti  sono dedicati a temi biblici e religiosi. Risparmio l’elenco che sarebbe lungo).

Ad operare in questa direzione sarebbe utile dare agli insegnanti di religione indirizzi più precisi e vincolanti che superino l’andamento a volte erratico o eccessivamente personalistico e genericamente attualizzante di molte lezioni.

L’attuale momento, quello della rifondazione degli uffici, fra le altre cose, della pastorale della futura diocesi ci sembra ideale per avviare una riflessione e muoversi nella direzione della creazione di strutture e personale di supporto che siano un punto di riferimento e aiuto ai tanti insegnanti di religione che svolgono il loro lavoro con passione per un ruolo che appare spesso ancora alla ricerca di un’identità.

                                                      Mario Lugli