SUI RECENTI RISULTATI DI BILANCIO DELLA MULTIUTILITY
Come nelle fiabe il rospo si è tramutato in principe. Aimag che fino a poco tempo fa aveva dati di bilancio imbarazzanti, secondo le ultime informazioni rese pubbliche da presidente e direttore generale, può raccontare, grazie a Dio, una storia molto diversa: il margine operativo lordo, il grado di produrre utili, margini di guadagno, senza tener conto di spese per interesse, tasse o altro, passato dai 54 milioni del 2022 agli 84 del 2025, un più 54%, l’indebitamento sceso dai 210 del 2023 ai 149 milioni del 2025. Ci facciamo bastare questi due dati per fare nostra la comprensibile soddisfazione dei vertici dell’azienda.
Insomma i cieli della società che offre gas, elettricità e sovraintende alla raccolta dei rifiuti, si sono rasserenati e con loro gli animi dei tanti che con risoluta ostinazione ne stanno difendendo l’assoluta l’autonomia. Autonomia che ha come punto di non ritorno la guerra a qualsiasi ipotesi di relazione e accorpamento con Hera, la società regionale che ha ruoli equivalenti, ma più ancora l’orgogliosa difesa di una piena autosufficienza.
Il più classico dei lieto fine.
Ma le cose stanno veramente così? Non proprio.
Al più tardi nel 2028 per l’offerta dell’acqua si andrà a gara e qui si aprono scenari complicati per realtà della taglia di Aimag. Il problema del livello dimensionale è quello che non si può eludere. Quando si andrà alla gara per l’acqua, il bacino di riferimento, così come programmato dalla Regione in applicazione della legge Galli, sarà quello provinciale. Siamo facili profeti se immaginiamo che l’affidamento beneficerà Hera. A quel punto la nostra società o rimarrà senza un servizio fondamentale della sua ragione sociale o dovrà addivenire a più miti consigli e supportare Hera nel territorio di sua pertinenza. La legislazione prevede una clausola sociale che vincola il nuovo gestore subentrante ad assorbire e riassumere il personale impiegato dal gestore precedente. Come si vede il rischio è che quello che non è avvenuto per volontà politica, con la possibilità di negoziare tutti i vantaggi per il consumatore carpigiano, venga realizzato a forza di legge.
Date queste premesse si impongono scelte strategiche che già da oggi non sono più rinviabili.
I servizi di gas e luce sono da tempo sul mercato libero che crea vantaggi marginali non irrilevanti per società che hanno un livello dimensionale molto superiore a quello di Aimag: più gas compri meno spendi. Non sarà quindi un caso che, già oggi, Sinergas, la controllata Aimag per l’approvvigionamento del gas, acquisti il medesimo da Hera! Un paradosso, la società che alcuni temono voglia vampirizzare Aimag di fatto esercita già una forma di controllo sulla stessa.
(Utile a questo riguardo una “passeggiata” nel sito di ARERA, l’autorità pubblica di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. E possibile realizzare comparazioni fra i diversi soggetti che vengono messi in graduatoria in base alla maggior convenienza. Per arrivare all’offerta di Sinergas si deve scrollare parecchio e, come in molti altri casi, l’offerta migliore è sempre garantita al nuovo utente, per quello acquisito si hanno meno delicatezze!)
In tutt’Italia la questione della massa critica delle multiutility sta investendo parecchie realtà. In Veneto la società di Venezia progetta un’unificazione con realtà provinciali come Treviso Padova e Vicenza, e stiamo parlando di entità, anche prese singolarmente, largamente superiori alla nostra.
Per mettere tutte le carte in tavola, i numerosi aspetti che situazioni come questa inevitabilmente hanno, non si può non notare come il recente risanamento di bilancio sia stato realizzato grazie alle competenze manageriali di un direttore venuto da fuori, Gianluca Valentini già direttore di Hera ambiente, in controtendenza all’autarchia dirigenziale che ha caratterizzato Aimag per molto tempo.
In tutta questa vicenda, quello che non si riesce a capire è come, in ambiti la cui rilevanza è difficile valutare, stia continuando un pervicace contrarietà a prendere in considerazione un rapporto più stretto e proficuo con la società di servizi pubblici più importante nella nostra regione. In città è attivissimo da sempre un comitato composto da persone rispettabilissime, molte delle quali con un passato politico assai significativo, che porta avanti una battaglia che pare più identitaria e localistica che attenta alle esigenze dell’utenza.
Con quali ragioni questi soggetti difendono un’autonomia che nel contesto che abbiamo delineato, appare contraria agli interessi del consumatore carpigiano che, più che la difesa di un marchio, chiede efficienza, un servizio funzionante con regolarità e continuità, ed efficacia, spendere il meno possibile?
Con quali motivazioni si ritiene che la salvaguardia della autonomia di Aimag sia resa necessaria dalla difesa dell’identità delle nostre città? Davvero ciò che Carpi, Mirandola sono e vogliamo che rimangano a essere è garantita dall’avere una propria società di servizi di pubblica utilità? Siamo certi che l’utenza sia disposta a pagare un prezzo per il mantenimento di questa peculiarità e che questa sia l’argine alla omologazione dei nostri centri?
Il patto di sindacato che i sindaci hanno sottoscritto è lo strumento che garantisce che i comuni, proprietari delle società, sia nel caso di Aimag come in quello di Hera, società private a controllo pubblico, mantengano una vigilanza a salvaguardia del cittadino sia su tariffe che sulla qualità del servizio. Perché, anche nei giorni scorsi, i comitati e i “resistenti” a qualsiasi ipotesi di partnership o aggregazione, l’hanno contestato? Con quali pezze giustificative si continua ad affermare che la presenza di Hera comprometterebbe la qualità dei servizi in quanto questa soggetto privato, anche se è analogamente alla nostra, proprietà di comuni che hanno essi stessi sottoscritto un patto di sindacato?
(Qui andrebbe fatto un rilevo sul conflitto fra interessi dei soci, pubblici e privati, ad avere dividendi il più remunerativi possibile, fermo restando che quelli che beneficiano i comuni dovrebbero tornare al cittadino in forma di investimenti infrastrutturali a suo vantaggio, e l’interesse del consumatore a tariffe più economiche. Qui sta una sfida al management che deve trovare un virtuoso equilibrio. Ma tutte le realtà di cui stiamo parlando sono nella medesima condizione)
Hera è quotata in borsa. È questa la ragione che giustifica la diffidenza nei suoi confronti? Una riserva vetero bolscevica, l’orrore verso la parola “mercato”? I cittadini modenesi sarebbero ignari di aver consegnato i loro servizi di pubblica utilità a una società biecamente asservita agli interessi del capitale?
E, in conclusione, se è vero che Aimag non potrà più fare da sé, che cosa hanno da proporre coloro che si sono posti a salvaguardia della sua autonomia e purezza?
Mario Lugli

