E’ FINITA LA CRISTIANITA’. DUNQUE URGE UNA  FORMAZIONE  INTEGRALE

Catechismo della Chiesa Cattolica

Sarebbe bene rendersene conto.  Ma andiamo con ordine. Nell’Assemblea interdiocesana dello scorso giugno il nostro Vescovo ha tenuto una corposa relazione, di cui Notizie ha fornito un’utile sintesi, nella quale, dopo aver ricordato lo status del processo di fusione delle due diocesi, ha presentato l’obbiettivo prioritario del prossimo triennio: la formazione alla fede e alla vita, assumendo, “la nota della pace come tema-guida per quest’anno”. Don Erio ha delineato i cardini di un necessario cambiamento metodologico nell’impegno formativo di ragazzi e adulti, vista l’inefficacia dei percorsi fin qui seguiti. La vecchia impostazione, a suo dire, “teneva nel clima della cristianità perché il contesto sociale, almeno nell’alleanza tra famiglia, scuola e parrocchia, era sostanzialmente omogeneo. Il catechismo quindi, benché dottrinale risultava naturalmente integrato con le altre dimensioni della vita cristiana….La catechesi degli adulti si svolgeva nel centro parrocchiale- dopo il Concilio di Trento di solito la domenica pomeriggio- in un contesto di sostanziale accoglienza religiosa o almeno valoriale dell’impostazione ecclesiale.”

Quest’ultimo modus, posso confermarlo per esperienza diretta, valeva ancora fino a qualche decennio fa per piccole parrocchie rurali come quella trentine in cui la pratica religiosa non conosceva in paese che poche eccezioni individuali, ma in ambito carpigiano, specie cittadino, era già stato sostituito da tempo , per gli aderenti, dalle catechesi svolte in associazioni laicali, e per il resto dei fedeli da cicli di prediche in quaresima e, fino al Vaticano II, dalle stesse omelie durante la messa festiva, a discapito del commento delle letture della Parola di Dio previste dal calendario liturgico.

Nel post-concilio, l’iniziazione cristiana ha operato diversi tentativi di adottare un metodo esperienziale per far passare i contenuti tramite vissuti concreti, ma fin qui con risultati non esaltanti, visto l’esodo quasi generale degli adolescenti dopo la Cresima. Ora don Erio propone di ammodernare ed integrare tale via, attraverso una più articolata, nei ritmi e nelle tipologie, modalità pedagogica, superando decisamente l’attuale impostazione scolastica.

Per gli adulti si prevede di fornire ai Vicariati due pacchetti formativi con supporti video di tre incontri in Avvento, per “introdurre il Vangelo dell’anno e favorire i Gruppi del Vangelo nelle case (e non solo)”; e altrettanti in Quaresima su un tema teologico-spirituale a scelta dei Vicariati, medesimi.

Tutto questo schema operativo potrà contare, sottolinea il Vescovo, su “uno strumento ormai definitivamente messo a punto dall’Ufficio Catechistico Regionale, la piattaforma digitale passi di vita, ideata per una formazione integrale alla vita e alla fede da zero a 99 anni”.

Come si può intuire, è notevole lo sforzo per irrobustire e sostenere nel tempo la consapevolezza e la coerenza evangelica del Popolo di Dio delle nostre due diocesi. E di ciò non si può che esser grati a chi ha elaborato questa strategia innovativa e a chi la metterà in campo concretamente.

Si pongono tuttavia alcuni interrogativi. Che cosa ha comportato, in primo luogo, la fine della cristianità? L’affermarsi di un contesto culturale che si oppone radicalmente alla concezione del mondo e dell’uomo proposta dalla Chiesa. Prima la critica allo spessore veritativo dei testi biblici e poi le acquisizioni tecnico-scientifiche hanno messo in discussione la ragionevolezza del credere in un Dio trascendente e creatore e in una vita oltre la morte. Siamo così ad un arianesimo di ritorno, come ha denunciato papa Leone, che riduce Gesù a suggestiva figura etica, le cui stesse parole non si sa bene quanto siano autentiche o da attribuirsi a coloro che ne hanno raccontato la vicenda.

In tale clima l’efficacia formativa di una catechesi può sì beneficiare di accorte ed aggiornate metodologie nell’approccio, ma rischierebbe il fallimento senza fondarsi su una chiarezza dottrinale che purtroppo sembra incrinarsi talora non solo a livello di fedeli laici. Non a caso nel 1985 il Sinodo dei Vescovi auspicò la composizione di “un catechismo o compendio di tutta la dottrina cattolica, sia per quanto riguarda la fede che la morale”. Sette anni dopo Giovanni Paolo II lo pubblicava e nel 2017 papa Francesco lo arricchiva di un Commento teologico-pastorale, “come grande aiuto per entrare sempre di più nella comprensione del mistero della fede”. Ma sembra finito in un cassetto se, per fare un esempio spicciolo, non pochi cattolici, magari anche formati, sottovalutano quanto il testo prescrive: “La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all’obbligo di partecipare alla Messa”. (n 2192) In proposito Cettina Militello commenta: ”Non partecipare all’Eucaristia nel giorno del Signore è in qualche modo abdicare alla propria identità cristiana, rinunciare alla forza testimoniale che la partecipazione stessa porta con sé”.

Vale la pena poi riflettere su un aspetto molto concreto: dove si svolge la catechesi e quanti ne sono coinvolti? Per l’iniziazione ai sacramenti indubbiamente in parrocchia, spesso in modalità ACR, per i ragazzi i cui genitori sono ancora sensibili al problema. Per gli altri, se scelgono di avvalersi a scuola dell’IRC, è auspicabile che il docente sia in grado di svolgere almeno una qualche sensibilizzazione in merito.

Per i giovani e per gli adulti, la formazione si sviluppapraticamente solo se fanno parte di qualche associazione o movimento, ove il coinvolgimento è più robusto, ma non di rado con i limiti di un’ottica specifica e purtroppo spesso non integrale. Sarebbe quindi opportuna una seria riflessione su come colmare tale deficit, attraverso iniziative sistematiche e mirate.

Per i fedeli praticanti più o meno regolarmente, che non vivono esperienze aggregative, l’unica fonte di integrazione e di richiamo, di quanto assimilato in parrocchia da ragazzi, resta  l’omelia domenicale, importante sì, ma insufficiente spesso, per tante ragioni oggettive e soggettive, a confermare e consolidare una formazione non precaria. Per costoro pare utile ma limitativo rispolverare il vangelo nelle case, in passato partito con qualche prospettiva, ma poi lentamente sfiorito per esaurimento interno. Più largamente incisivo potrebbe risultare a tal fine il ruolo opportunamente ripensato degli strumenti di comunicazione diocesani: settimanali, siti web e videoregistrazioni da rilanciare e far conoscere con campagne ricorrenti.

Condizione indispensabile di base è comunque la capacità propulsiva e di verifica del Servizio Interdiocesano per l’annuncio. Le équipes vicariali, una volta costituite, potranno svolgere un’utile funzione di raccordo, per calare a livello territoriale le linee operative programmate.

PierGiuseppe Levoni