LA FORMA CONTA, E NON POCO
Si dice e si scrive: “Tranquilli, il ritardo formale della fusione non ci deve preoccupare più di tanto. Lasciamo perdere il calendario, cioè la data futuribile del decreto vaticano; guardiamo piuttosto alla realtà di un’unificazione già sostanziale”.
Ma à così? Due gestioni economico-patrimoniali distinte, due istituti per il sostentamento del clero, due settimanali con relativi siti web e uffici comunicazione, due cancellerie e segreterie di curia operative, due consigli dei Consultori, due Vicari Generali con competenze a scavalco fra il proprio ambito diocesano e nuove realtà vicariali: non sono elementi di poco conto di una fusione in mezzo al guado, con concrete ricadute che sarebbe miope sottovalutare.
Certo è importante il cammino di integrazione fin qui compiuto sul piano pastorale con la riorganizzazione dei servizi relativi ai settori dell’annuncio e della prossimità, ma la loro funzionalità operativa non può non connettersi precariamente all’impiego di risorse economiche ancora gestite a livello di ciascuna diocesi.
Quanto poi all’istituzione dei cinque Vicariati, siamo fermi alla nomina formale dei cinque presbiteri preposti. La sostanza è tutta da costruire e il cammino appare piuttosto accidentato per due ragioni ben precise e correlate fra loro. In primo luogo la complessità gravosa degli “ambiti di responsabilità e delle priorità pastorali” cui dovranno rispondere: formazione teologica, spirituale e pastorale; comunicazione e condivisione delle buone prassi ecclesiali; collaborazione fra comunità parrocchiali, con attenzione al sostegno delle realtà più piccole; corresponsabilità tra i laici e i ministri ordinati nei processi pastorali: promozione di iniziative comuni nei Vicariati e nelle parrocchie; supporto nella gestione economica e amministrativa delle parrocchie. Il tutto fungendo da efficace raccordo fra i servizi diocesani e le singole parrocchie. Vi sembra impegno di poco conto?
Nonostante la buona volontà, sarà semplice per i Vicari, già impegnati nella conduzione della propria parrocchia, sovrintendere e guidare la programmazione e l’attuazione di tali importanti campi di intervento? Saràfacile formare le équipes vicariali, cioè trovare collaboratori con competenze adeguate e tempo disponibile per assolvere simili incombenze? Ci auguriamo che l’ottimismo espresso in merito da mons. Trevisan, responsabile di tutta l’operazione, trovi riscontro positivo nei prossimi mesi, ma non è fuori luogo qualche dubbio. Altrimenti sarà inevitabile che gli statuti dei singoli Vicariati ridimensionino la materia su cui articolare la propria mission.
Chi abbia presente tale problematica non può non auspicare che il disinvolto ma sibillino presto, formulato da don Erio, per la unificazione giuridica delle nostre diocesi, non significhi tempi dilatati sine die. Anzitutto perché la compresenza di entità unificate e di altre ben distinte non può non complicare e rendere incerte le situazioni e le rispettive responsabilità. Inoltre la stessa gestione economica è destinata a risentirne negativamente per i costi dei residui paralleli sopra ricordati.
In proposito non sembra superfluo richiamare quanto disposto dal DOCUMENTO FINALE del Sinodo dei Vescovi 2024, per quanto concerne i criteri di trasparenza, rendiconto e valutazione da mettere in campo nei procedimenti ecclesiali, ove si raccomanda espressamente “la predisposizione e la pubblicazione (appropriata al contesto locale e con effettiva accessibilità) di un rendiconto annuale, per quanto possibile certificato da revisori esterni, che renda trasparente la gestione dei beni e della risorse finanziarie della Chiesa e delle sue istituzioni”. (102)
A che punto siamo qui su questa problematica? Ancora ben lontani da quanto sopra raccomandato. Sappiamo soltanto, tramite le tabelle di recente pubblicate su Notizie, la ripartizione e destinazione delle risorse ricevute dalla CEI per il 2025, in base alla normativa sull’8Xmille, dove la NOTA INTEGRATIVA ricalca, con precisazioni minimali e talora solo ripetitive, la RENDICONTAZIONE. Ebbene, anche dalla semplice lettura di quei dati, si può evincere, fra l’altro, quanto comporti la persistente forma giuridica autonoma delle due diocesi.
Al di là comunque della dimensione economica, il dovere di trasparenza implica che, dei singoli passi che si compiranno per giungere alla fusione, il Popolo di Dio sia, se non coinvolto, almeno tempestivamente e sistematicamente informato.
SCINTILLA

