SEMPRE DI PIU’A CARPI

Sempre di più a Carpi

Una città che cresce fra opportunità e questioni aperte

Qui si chiede un po’ di pazienza perché, per fare le considerazioni che riteniamo opportune, ci vogliono un po’ di numeri. Eccoli.

A Carpi, al 31 dicembre del 2025, siamo in 74.965, un +0,88% rispetto all’anno scorso e ben 2900 in più rispetto a quando ne scrivemmo nel gennaio del 2024.

Oggi la popolazione straniera è di 12.645 unità che corrisponde al 16,9%, tre anni fa erano 10.351 per il 14,37%.

Carpi è una città che cresce e non di poco! Il dato acquista tutta la sua significatività se lo si contestualizza nel costante e pesante calo della popolazione in Italia, ma è ancor più interessante se lo si rapporta con altre realtà a noi vicine e quindi utili a un confronto.

Modena perde popolazione in modo costante dal 2019 al 2024. Nel ’19 i modenesi erano 189.013, nel ’24 sono 184.074 (solo nel 2025 si vede un leggero aumento).

Bologna ha un andamento demografico oscillante, il picco lo ha raggiunto nel 2019 con 395.416 abitanti, ma oggi, dopo alti e bassi, ne conta 390.151.

Imola, una realtà simile alla nostra, pure lei alterna aumenti e cali: nel 2014 erano in 69.614, nel 2025 sono scesi a 69.403.

Gli abitanti a Carpi aumentano in modo praticamente costante dal 2000, allora eravamo poco più di 61.000, oggi siamo 13.765 in più, per un aumento del 18,4%! Siamo il comune non capoluogo più popoloso dell’Emilia Romagna, e molto di più di capoluoghi di altre regioni.

Senza stare a scomodare la solita storia del numero che sarebbe potenza, si può almeno dire, in modo meno bellicoso, che siamo una realtà vitale e attraente. Attraente soprattutto perché, si sa, queste crescite derivano sia dall’afflusso di italiani da altri comuni, che, principalmente, da stranieri, sia europei che extra. Vitale non nel senso che noi si abbia tassi di natalità diversi dal desolante panorama italiano, nel 2025 nati 457, morti 748, ma perché così veniamo percepiti se è più la gente che arriva di quella che se ne va, 2706 che arrivano rispetto ai 1760 che se ne sono andati.

Cosa voglia dire tutto ciò è l’esercizio che proviamo a fare.

Innanzitutto i numeri attestano un sistema economico in salute, parola questa che non abbiamo reticenze o incertezze a utilizzare, anche se i pedanti ci ricorderebbero le percentuali “cinesi” di crescita che la città ha avuto nei Sessanta e decenni successivi.     Dobbiamo, credo, realisticamente rassegnarci a considerare quello di quegl’anni un fenomeno irripetibile in quelle dimensioni, pronti a scusarci e a rallegraci se il futuro ci smentirà. 

Posto che quello economico è tradizionalmente il primo motore di qualsiasi spostamento di popolazione, i nuovi arrivati ci dicono che qui riscontrano possibilità di lavoro, accesso al benessere e a una qualità della vita che non si dà, in questi termini, altrove.

Se questo è un primo motivo di compiacimento, un altro deriva dal dinamismo che è ragionevole attendersi da coloro che sono venuti per stare meglio e, in un cortocircuito che la sociologia ha ampiamente certificato, quel loro dinamismo può avere effetti benefici su tutta la comunità.

Accanto ai motivi di compiacimento ci sono questioni che rimangono aperte. La prima ci pare quella che riguarda la parità di genere. Le comunità che a Carpi sono cresciute appartengono a realtà differenti spesso per religione o anche solo per gli atteggiamenti nei confronti delle relazioni, quelle fra uomo e donna, in primo luogo.

Alcune domande. Possiamo essere certi che a tutti i ragazzi a Carpi, qualsiasi sia la provenienza, venga garantito l’accesso all’istruzione? La comunità carpigiana, che ha fra i propri valori la piena libertà nelle scelte sentimentali e relazionali, può ritenersi sicura del fatto che nessuna forma di coercizione venga esercitata verso, quasi sempre, ragazze, spesso molto giovani, rispetto alle quali famiglia e genitori hanno progetti da loro non condivisi? C’è la disponibilità da parte di tutte le comunità ad affrontare in termini positivi e reciprocamente arricchenti l’incontro fra culture, confessioni religiose diverse, nella direzione di una città sempre più integrata nelle sue componenti? Possiamo ragionevolmente sperare che la dimensione che porta tanti da fuori a Carpi sia non solo quella del lavoro ma anche del contribuire alla qualità complessiva della vita di comunità della città?

Sono questioni che interrogano sia i vecchi che i nuovi carpigiani e che ci sembrano ineludibili. L’atteggiamento prevalentemente accogliente dei primi verso i secondi, ci sembra una buona premessa.

Ci piacerebbe tanto sapere sia dagli uni, ma soprattutto dagli altri, cosa ne pensano.

                                                                                                       Mario Lugli