La revoca della cittadinanza a Mussolini e il passato come rifugio
Quindi ce la si è fatta: il consiglio comunale della città ha cancellato quell’ignominia che fu la concessione della cittadinanza onoraria a Mussolini fatta nel 1924 dalle istituzioni politiche di allora. Ignominia anche perché in quel 1924 Mussolini era agli inizi, il regime non aveva stretto ancora la morsa sulla società italiana e lui non era ancora Dux.
Quello di allora fu un penoso atto di servo encomio che attendeva un gesto di riscatto quale quello che il Consiglio cittadino ha fatto, sanando, detto en passant, anche quella brutta pagina che fu il medesimo tentativo fallito di 4 anni fa che ci meritò una figura non bella a livello nazionale.
La cosa che desta meraviglia è il fatto che si sia atteso 80anni dalla fine del regime per la revoca; ma qui sta il motivo di vero interesse della cosa: perché le consigliere e i consiglieri di oggi hanno sentito un’urgenza che i loro predecessori, della cosiddetta prima repubblica, i consigli comunali della città dal ’46 in poi, non hanno avvertito?
I consiglieri di allora non hanno sentito questo bisogno perché l’antifascismo e la totale censura verso Mussolini era scontata, nei fatti. I fatti che, per molti, comunisti, cattolici e altri, volevano dire una concreta adesione alla Resistenza: tanti i carpigiani di opposte fazioni che hanno passato il ’44 e il ’45 in appennino. In quel dopoguerra c’era da pensare alla Carpi di domani e, avendo storie personali e politiche immacolate, ci si poteva permettere di ignorare quel vergognoso passaggio dei loro colleghi nel 1924.
Diverso è il caso di oggi. Siamo in un contesto in cui un partito come Fratelli d’Italia, che a Carpi ha ottenuto il 21virgola%, si sente erede di tradizioni che non capiamo ancora bene se siano quelle del famigerato ventennio o di un conservatorismo che si appella a radici che non hanno mai chiarito. Da quel che si vede si gioca molto di ambiguità e forse la categoria che più li identifica è quella di anti-antifascista: siamo contro l’antifascismo di maniera, se qualcosa questa formula vuol dire. Ambiguità che è ben rappresentata dalla scelta fatta con il voto in consiglio: la non partecipazione!
Ora, sia detto senza preconcetti politici e convenendo sulla libertà di pensarla come si vuole, ma, intorno al giudizio sul ventennio, dubbi non possono esserci: quella fase della storia italiana fu la più sciagurata a partire dagli Etruschi e il non partecipare al voto è un atto che oltre che equivoco sfiora la pavidità. Sei stato eletto per dir la tua, anche su una pagina che alcuni, forse non tu, giudicano riprovevole, se non sei d’accordo hai mille modi per far conoscere il tuo parere. (Poco meglio ha fatto la consigliera di Carpi civica che si è astenuta. Quattro anni fa, allora consigliera grillina, votò contro sostenendo che Mussolini fece del bene”, faccina supertriste!)
Per trovare il coraggio di dire quello che noi riteniamo giusto, una censura senza appelli per Mussolini, può aiutare una visita alla cripta della chiesa del Cimitero. Qui sono conservati, a imperitura memoria, i nomi dei ragazzi, alpini carpigiani, caduti e dispersi nella sciagurata Campagna di Russia. I loro nomi, le loro vite, la loro età soprattutto, ci obbligano al ricordo, sottrarsi è diserzione.
Considerazioni politiche finali.
Visto che non crediamo che a Carpi un quinto dell’elettorato sia nostalgico del fascismo, a livello nazionale quasi uno su tre, prima o poi Fratelli d’Italia qualche nodo identitario dovrà scioglierlo. A guardare gli eletti sia a Carpi che a livello nazionale sembra che il salto da piccola pattuglia di incursionisti antisistema da 3 o 4% a grande partito nazionale non sia stata né fatta né nemmeno tentata. Nulla esclude che anche quella proposta politica finisca nell’elenco delle fiammate elettorali, elenco che comprende il 40% di Renzi nel 2014, Grillo fra 2013 e 2018, Salvini e il 35% del 2019. Fiammate di un elettorato disperso che patria non ha, grande consenso svanito con la rapidità con cui si era palesato. Vedremo.
Senza nulla togliere all’atto dovuto che il consiglio comunale ha fatto, da ultimo, ma di decisiva importanza, notiamo come il dibattito politico, sinistra destra centro, si rifugi spesso nel passato e faccia un’enorme fatica a confrontarsi col futuro, a cercare di immaginare gli scenari su cui esercitare la propria creativa proposta politica. Per la verità, un po’ tutto il dibattito pubblico ha la tendenza a voltare la testa all’indietro: il futuro così come ci viene rappresentato è troppo desolato. Un elenco infinitivo di piaghe apocalittiche sembra vincolare il tempo che ci sta davanti. Il collasso climatico, le guerre, la fine delle democrazie, la pandemia che c’è stata e quelle che verranno, l’insicurezza nelle strade, l’intelligenza artificiale, i perfidi social, il pericolosissimo fast fashion e, ad arricchire il cahier de doléances, la sparizione delle api! Non ci sono mezze misure, chi guarda avanti vede tempesta. E’ una visione estrema e tossica.
E una società spaventata e terrorizzata si rifugia nel passato: per brutto che sia lo conosciamo e, conoscendolo, lo esorcizziamo.
Questo approccio è, a nostro giudizio, molto condizionato dall’età. Chi vive in questo loop, fra il confortevole passato e l’insondabile e cupo futuro, sono le generazioni che ancora leggono i giornali e si informano con i media tradizionali. Le generazioni giovani ascoltano questa apocalittica con angoscia e fastidio. Per loro, per motivi anagrafici e razionali, il pessimismo non è un opzione.
Sognano una politica che provi a gestire l’inesorabile cambiamento con coraggio e positività. Se la politica si torce all’indietro, la ignorano o ne diffidano.
Mario Lugli

