L’OMELIA, IL TALENTO SOTTERRATO

L’OMELIA, IL TALENTO SOTTERRATO

Se potessimo entrare nella testa dei fedeli durante l’omelia domenicale, che pensieri troveremmo?

Mi capita talvolta (più di talvolta, in verità …) di distrarmi durante l’omelia domenicale. E di realizzare con un misto di rassegnazione e sconforto di come tanti parroci non si rendano conto di godere di un privilegio raro, per il quale tanti poveri e bravi mortali pagherebbero. E poiché non se ne rendono conto, non si accorgono nemmeno di sotterrare sotto un metro di terra, domenica dopo domenica, un talento prezioso.

Sto parlando del fatto di poter parlare davanti a un pubblico, un’assemblea di persone in carne e ossa, sedute e attente. Nelle parrocchie più grandi quest’assemblea può superare anche le cento o le duecento persone, un’enormità se paragonata a quante persone riescono ad attirare fuori di casa relatori anche blasonati. Chi si è scomodato per andare a sentire dal vivo filosofi, scrittori, teologi, politici lo sa bene. Salette da cinquanta posti e trenta presenti, quando va bene. Fanno ovviamente eccezione le star della TV o del web, ma quello è un altro campionato. Se uno è un professore universitario, un giornalista, uno scienziato o uno psicologo bravo e competente, ma sconosciuto alle masse, non se lo fila quasi nessuno. E pazienza se aveva cose interessanti da dire. Invece, ogni benedetta domenica, un parroco può dire ciò che vuole indisturbato per dieci minuti davanti a una piccola folla e immancabilmente spreca l’occasione.

Una volta, prima dell’avvento di Internet, l’omelia del parroco poteva essere una delle poche occasioni per approfondire la Parola di Dio e i suoi stimoli potevano risuonare interessanti o originali alle orecchie di molti fedeli, ma quel tempo è finito per sempre. Oggi ci sono a portata di “clic” approfondimenti infinitamente più interessanti di quelli che si possono ascoltare in un’omelia media nella nostra Diocesi.

Per curiosità, ho chiesto all’intelligenza artificiale di scriverne una di dieci minuti a partire delle letture della domenica. In un paio di secondi mi ha cucinato un prodotto semplice, chiaro e banale. Voto: 6. Niente di eccezionale o sconvolgente e tuttavia migliore di certe omelie sentite a Messa, infarcite di parole vuote, frasi fatte o semplificazioni fanciullesche.

Una trentina di anni fa, il giornalista cattolico lombardo Roberto Beretta pubblicò un libretto ironico intitolato “Piccolo Ecclesialese Illustrato” in cui si divertiva a mettere alla berlina diverse locuzioni “in lingua ecclesialese” di uso comune nelle omelie di tanti parroci. Frasi che suonavano bene, ma vuote di significato, pressochè interscambiabili tra di loro e buone per ogni occasione. Frullava termini come Amore, Verità, Fede, Testimonianza creando frasi gradevoli all’orecchio del credente, ma che esaurivano lì la loro funzione. Evidentemente, la prassi di rifugiarsi in frasi teologicamente ineccepibili per evitare lo sforzo di tradurre le parole dei testi sacri in qualcosa di utile per chi ascolta è diffusa un po’ dappertutto. E così si scansa l’esegesi della prima lettura (eh… bisognerebbe inquadrarla all’interno degli attuali studi biblici), si sorvola sulla seconda (eh… bisognerebbe inquadrarla nel contesto in cui San Paolo le scriveva), che si rivelano operazioni ricche di insidie e si plana sul Vangelo, augurandosi che possa dare qualche spunto facile da spendere nell’alveo innocuo del mainstream ecclesiale, del tipo: pace-bella, guerra-brutta. O qualche consiglio benevolo ispirato al Buon Samaritano. Dio non voglia (è il caso di dirlo) di dover affrontare la parabola dell’amministratore disonesto o il passo di Matteo “Non sono venuto a portare la pace, ma la spada”. Oibò, Gesù è Bontà e i piccoli (che magari stanno gattonando nell’angolo morbido presente in alcune chiese) non vanno scandalizzati!

Se, per magia, svanissero dai banchi tutti quelli che stanno pensando ad altro durante l’omelia, quanti ne resterebbero? Si rendono conto i parroci di sprecare tante occasioni? Non lo so, ma mi piace immaginarli, alla fine, mentre si presentano al cospetto di San Pietro, convinti di aver fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità. Allora lui tirerà fuori dalla tasca un talento sporco di terra e lo mostrerà loro, dicendo: “questo rappresenta le tue omelie. Mi spieghi perché l’hai seppellito?”

Saverio Catellani