“CONTRORDINE, FRATELLI!” ???
“Contrordine, compagni” era, sul finire degli anni quaranta, il refrain delle vignette di Giovanni Guareschi sul settimanale Candido, per ridicolizzare la cieca obbedienza della base comunista alle direttive di partito, stravolte sempre da presunti“errori di stampa” de l’Unità.
Sarebbe non meno ridicolo, ma ben più grave, oggi un simile contrordine riferito ad un presunto ripensamento sulla fusione delle nostre due diocesi da parte del nuovo Nunzio Apostolico in Italia, auspicato da inguaribili nostalgici e rilanciato, come non esclusa ipotesi, dall’informazione locale.
Dopo la concreta unificazione di uffici e servizi, frutto di innumerevoli riunioni/momenti di ascolto, consultazione e confronto nello Spirito (formula suggestiva quanto teologicamente vaga, secondo fratel Enzo Bianchi); dopo valanghe di documenti e schemi prodotti per delineare strutture e competenze, fra cui i costituendi cinque Vicariati, archiviare il tutto, con un burocratico e liquidatorio abbiamo cambiato idea?
Un simile curiale dietrofront risulterebbe, oltre che contraddittorio ed immotivato, profondamente irrispettoso verso l’impegno di tanti, che hanno obbedito alla sollecitazione di Roma a costruire le precondizioni per la nascita di una COMUNITA’ NUOVA, erede di due realtà ecclesiali dalla storia plurisecolare, ma resa oggi necessaria dalle mutate condizioni, con precise criticità che ricadono sulla pastorale.
Serietà esigerebbe dunque che tale ipotesi svanisca una buona volta ai tepori primaverili della Pentecoste o giù di lì. Anche per fugare i dubbi che certi silenzi e rinvii, nelle decisioni dei vertici diocesani, continuano involontariamente ad alimentare.
Altra scommessa prospettata dall’informazione locale, con dovizia di misteriose soffiate, riguarda la possibile trasmigrazione del nostro don Erio, una volta condotta in porto e consolidata la fusione, dalla Ghirlandina alla Madonnina, intendendo con tale toponimo non già la zona nord-ovest della città di cui è già da un decennio Arcivescovo, ma quella celebre statua in rame dorato dell’Assunta, che svetta sulla guglia maggiore del Duomo di Milano.
Che dire di tale anticipazione uscita in questi giorni sull’informazione locale? Voci analoghe circolavano da tempo anche nelle terre de Pio, ma ora si pretende di corroborarle, chiamando in ballo espliciti supporters socio-ecclesiali di questa promozione sul campo fra un annetto di monsignor Castellucci.
Conosciamo l’empatia innata e la preparazione teologica della persona interessata, non sorretta da ambizioni di sorta, ci pare, ma dalla passione di servire la Chiesa, per la quale si è speso particolarmente per accrescerne la sensibilità verso la dimensione sinodale, cara a papa Bergoglio. Perciò non dubitiamo che potrebbe svolgere con il massimo impegno anche l’eventuale gravoso ruolo nella diocesi e metropoli ambrosiana.
Gli importanti incarichi, a cui è stato chiamato in questi ultimi anni (Vice presidente CEI per il nord Italia, Presidente del Comitato Nazionale del Sinodo CEI e Consultore presso diversi organismi della Curia Vaticana), gli hanno consentito di acquisire, grazie al contatto diretto con tante realtà ecclesiali, un patrimonio di esperienze di singolare rilievo.
Noi però, che lo stimiamo e gli vogliamo bene, immaginando quanto possa essere complessa la gestione pastorale di una diocesi di oltre 5 milioni di abitanti, con più di mille parrocchie raggruppate in 63 decanati, ci asteniamo prudentemente da ogni augurio, lasciando che lo Spirito Santo faccia la sua parte nella nomina del successore dell’attuale pensionando Arcivescovo di Milano.
Sempre limitandoci al commento stringato su una notizia, che potrebbe rivelarsi a suo tempo una semplice chiacchiera da retrobottega.
Pier Giuseppe Levoni

