La nuova diocesi anzitutto entità spirituale

Nell’itinerario verso la nuova diocesi c’è un livello esterno e visibile e uno più profondo e teologico Parliamo di questo.

La chiesa universale è una comunione di chiese particolari.  Chiesa particolare è la diocesi. Ciascuna ha il proprio vescovo, preti, laici, vari doni particolari in un territorio. In ciascuna diocesi è presente l’unica chiesa di Cristo, che nacque al tempo degli Apostoli. È una realtà sia umano-naturale che teologica, diciamo “divina”, “soprannaturale”. Si può comprendere compiutamente solo alla luce della fede. Un’analogia ci può aiutare per comprendere questa paradossale uguaglianza tra l’unica chiesa universale e le molteplici chiese particolari o diocesi. Nell’eucaristia abbiamo la presenza reale dell’unico e intero Cristo sia nell’insieme delle ostie consacrate che in ogni singola ostia.

Ne consegue la seguente procedura. Prima verranno soppresse con atto del papa sia la diocesi attuale di Modena, sia la diocesi di Carpi. Poi lo stesso papa costituirà un’unica nuova diocesi. Mentre ora abbiamo la presenza piena della Chiesa di Cristo sia a Modena che a Carpi, poi avremo la chiesa di Cristo unicamente nella nuova diocesi. Probabilmente la nuova diocesi si chiamerà diocesi di Modena-Carpi. Ma potrebbe avere anche un nome diverso. Per me potrebbe chiamarsi semplicemente diocesi di Modena. Sarebbe il nome di quella chiesa particolare che è nata nel nostro territorio al primo annuncio del vangelo. E’ accaduto nella nostra zona tra il terzo e il quarto secolo. Tutti conosciamo il nome di uno dei suoi primi vescovi. Fu San Geminiano, morto dopo l’anno 393, quando risultò presente a un sinodo di Milano. Di quel sinodo abbiamo il documento finale che reca la firma del prete Cinghiale (che nome!), delegato a firmare dal vescovo (non si sa perché). 

Tutto ciò premesso, ho l’impressione che la dimensione teologica non sia stata evidenziata abbastanza nel cammino verso la nuova diocesi. Almeno così sembra a me, per quanto fatto finora. Il vescovo Erio ha fatto cenni teologici precisi, ma vanno sviluppati. Altrimenti potrebbe nascere l’impressione che la nuova diocesi assomigli anche troppo alla fusione di due aziende. Che ne so, come due maglifici aventi produzioni similari nonchè linee di prodotto migliori rispettivamente in una fabbrica e nell’altra. Così si concentra, si riduce il personale. Il tutto viene diretto poi da un unico amministratore delegato nuovo. Naturalmente il processo di fusione è accompagnato con sobrie convocazioni e comunicazioni sia al personale che ai sindacati. 

Così non può essere per la nascita della nuova diocesi. L’ecclesiologia del Vaticano II e il suo aggiornamento fino a oggi nella modulazione della sinodalità devono essere esplicitati in primo piano 

Mi sembra che questo orientamento potrebbe concretizzarsi lungo tre piste.

Anzitutto fare conoscere a tutti la dimensione teologica di quello che stiamo vivendo. Così quando sentiamo parlare di chiesa non pensiamo solo alla parrocchia, alla CEI o al papa. Abbiamo un’occasione per conseguire una visione matura di “chiesa”, proprio anche come chiesa particolare o diocesi. 

Di conseguenza dovrà crescere il riferimento alla nuova diocesi nella preghiera comunitaria e personale. Forse abbiamo pregato poco finora. Anche le riunioni che riguardavano la nuova diocesi hanno avuto per la preghiera un tempo modesto. Ma “Se il Signore non costruisce la casa, invano di faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode” (Salmo 127,1).

 Infine è importante curare meglio la comunicazione al popolo di Dio e del popolo di Dio. Sull’argomento della nuova diocesi quali pensieri corrono a Roma (Congregazione dei vescovi, Nunzio in Italia)? Quali idee nei Consigli diocesani singoli e unificati? Quali opportunità, quali criticità stanno davanti a noi? Qualcosa si è detto. Basta?

 Sta di fronte a noi entro il 1°gennaio 2026 l’impianto dei 5 nuovi vicariati. Non è troppo presto?  Lungi da me l’idea di “fermare il mondo, affinché io possa scendere”. Non è per questo che parlo, ma perché  “tutto ciò che merita di essere fatto merita di essere fatto bene” (Ph. Dormer Starhope).

Carlo Truzzi