La fede non va in vacanza?

La fede in vacanza

“La fede non va in vacanza!” era il grido di certi parroci che temevano il disimpegno estivo dei fedeli alla partecipazione della Messa domenicale. Tuttavia, l’appello dall’ambone a non cedere al caldo e alla pigrizia cadeva regolarmente nel vuoto, tant’è che poi, rassegnati, compariva nelle bacheche delle parrocchie l’orario estivo ridotto.

Eppure, il fatto che d’estate le chiese si svuotino non significa che la fede non trovi altri spazi per esprimersi. Se guardiamo all’agosto appena trascorso, ci sono stati due eventi religiosi che saltano subito in mente: uno eccezionale e uno tradizionale. Il primo è la Giornata Mondiale della Gioventù che, dopo quarant’anni dalla prima edizione, non mostra ancora segni di logorio. L’evento funziona, inutile negarlo. Alla Messa celebrata a Roma da Papa Leone XIV hanno partecipato, si stima, un milione di fedeli. La fanfara degli organi di chiesa ha gridato al miracolo: erano previste 500.000 persone e ne sono arrivate il doppio! Tuttavia, quello di “dare i numeri” è spesso un esercizio che ha a che fare più con la propaganda che con la realtà. Nessun osservatore esperto, oggettivamente, si aspettava meno di un milione di persone. Anzi, con quella cifra, la GMG del Giubileo è risultata una delle meno partecipate. Meno di Lisbona due anni fa, lontanissima dai 5 milioni di Manila, ma anche dal milione e mezzo di Colonia, regnante Benedetto XVI, che non si poteva certo definire un Papa che scaldava i cuori della gioventù, né la Germania una terra di ferventi cattolici.

Un milione è comunque una bella cifra. E poi ci sta che, quando un evento non è più una novità e, per paradosso, non è più divisivo (sono sparite le polemiche di un tempo, quando i critici la bollavano come un’esperienza sentimentale che si esauriva già nel viaggio di ritorno), la tensione alla partecipazione si allenti. Non dimentichiamo poi che i giovani sono sempre meno, cattolici e non, e il bacino si restringe.

Il secondo evento di fede agostano è la tradizionale processione dell’Assunta. Qui nessuno si azzarda a dare i numeri, ma gli osservatori più longevi hanno notato il progressivo accorciamento (“eh, quand’ero giovane, c’era ancora gente in Duomo quando il baldacchino era già là in fondo, adesso invece…”). Niente di clamoroso, sia chiaro, la processione dell’Assunta muove ancora grandi numeri, ma la tendenza è chiara e di questo passo tra venti o trent’anni sarà sostituita da una Messa solenne in Cattedrale e niente di più. Non perché verranno a mancare gli anziani – che sono il polmone della processione -, o la devozione mariana, ma perché non si esprimerà più così il sentimento religioso di coloro che oggi hanno tra i 40 e i 60 anni.

La questione è dunque quella di riuscire a intercettare quell’ampia fascia di adulti, dalle sensibilità frammentate e tarate sull’individualità più che sulla comunità, su cui Messe, processioni, rosari, gruppi sposi e pellegrinaggi non fanno presa.

Anche se il pellegrinaggio, rivisitato, avrebbe ancora qualcosa da dire. Infatti, una delle novità spirituali (per quanto affondi le radici nel Medioevo), che è esplosa negli ultimi dieci anni in modo abbastanza trasversale alle età, è la riscoperta dei Cammini: da quello di Santiago di Compostela, alla via Francigena, fino a tantissime altri che sono spuntati come funghi sulle strade e i sentieri d’Italia e d’Europa. Non per caso, ma come risposta a una domanda.

Ecco, se vogliamo evitare che per tanti d’estate “la fede vada in vacanza” si potrebbe iniziare a inserire nelle proposte estive diocesane qualche buon Cammino.

Saverio Catellani