IMPEGNO CULTURALE IN DIOCESI
“Brava a fare, poco propensa a pensare”: questo il sintetico ma eloquente giudizio sulla nostra comunità ecclesiale, espresso dal compianto Paolo Trionfini, nell’analisi storica tracciata in occasione delle attività preparatorie di quel Sinodo Diocesano, voluto dal vescovo Staffieri nella seconda metà degli anni ’90, mai celebrato dopo la sua partenza per La Spezia.
In effetti, sul piano del “fare” balzano alla mente non solo figure generose ed esemplari degli ultimi decenni da don Armando Benatti a Mario Gasparini Casari, da Mamma Nina a Romana Zelocchi, ma anche quella vasta rete di impegno concreto di un benemerito volontariato in campo educativo e caritativo, dai catechisti e responsabili Agesci alle cuoche delle nostre sagre, da chi fa assistenza ai carcerati a chi sostiene la presenza dei missionari nel mondo. Del resto non a caso parte rilevante delle risorse provenienti dall’ otto per mille alimenta l’opera della Caritas.
Sul piano del “pensare” , e limitandoci negli esempi, non possiamo certo ignorare l’impegno di don Renato Soncini nella guida dell’allora fiorente FUCI e nella divulgazione della Dottrina Sociale della Chiesa; il tentativo ambizioso ma ben presto naufragato dell’ Istituto “Maria Immacolata” con i suoi corsi in Via Rocca nella ”casa dell’Azione Cattolica”; i cineforum all’Eden; gli stimoli convinti e pressanti forniti dal vescovo Maggiolini, cui si deve la nascita feconda di Notizie; il contributo prezioso ma settoriale e specialistico di entità come il CIB, la Scuola di Teologia, il Laboratorio Realino; le attività di amici come Alfonso Garuti, Romano Pelloni e Dante Colli, con la cooperativa “Il Portico”, per la dimensione storico-artistica; le iniziative proposte dall’Università della Terza Età.
Un patrimonio di presenze e di animazione dunque prezioso. Cosa è mancato allora per giustificare il severo ma non fuori luogo e ancora attuale giudizio negativo di Trionfini? A me pare si riferisse a due aspetti. Anzitutto l’insufficiente riflessione e digestione alla “base” di quei documenti del Magistero dedicati al necessario aggiornamento dell’essere e dell’operare della Chiesa, pastori e popolo di Dio, di fronte alle sfide poste dalla secolarizzazione. Basti un esempio: in quante parrocchie e aggregazioni laicali diocesane è stata letto e studiato, anche solo per sommi capi, Il documento programmatico, redatto in linguaggio piano, di papa Francesco Evangelii Gaudium, malgrado la richiesta esplicita del pontefice argentino?
E poi un certo comodo e pigro conformismo, la rinuncia ad analizzare, con spirito autocritico e franca discussione, eventuali negligenze, problemi, ritardi o incongruenze nella conduzione della Diocesi e nella quotidianità parrocchiale ed associativa della Chiesa locale. Se in passato si esiliò in quel di Tramuschio un sacerdote impegnato come don Giordano Rossetti ; se, più vicino a noi, si sia scelta una certa strategia per far fronte al calo dei preti; se per sette anni (2012-2019) non è stato nemmeno costituito dal vescovo pro tempore il Consiglio Pastorale Diocesano, senza che quasi nessuno pubblicamente abbia manifestato perplessità o dissenso, qualcosa non quadrava.
Proprio per contribuire al superamento di queste due inerzie, con alcuni amici e due ispiratori, don Douglas Regattieri allora Vicario Generale e poi don Carlo Truzzi, abbiamo compiuto un certo cammino di riflessione e di sollecitazione nella nostra comunità ecclesiale. Si cominciò con il tentativo di proporre in diocesi, le indicazioni del PROGETTO CULTURALE elaborato e gestito dalla CEI, secondo le linee pastorali del Convegno Ecclesiale di Palermo (1995). Come Referente locale del Progetto, assieme a Tommaso Cavazzuti (Biblioteca del Seminario), Ernesto Giocolano (Centro Multimedia) e Antonia Fantini,cercammo di far conoscere, attraverso articoli sul settimanale diocesano, interventi in Consiglio Pastorale ed incontri specifici, le tematiche prioritarie che il Progetto chiedeva di approfondire, per garantire una presenza culturale significativa dei cattolici italiani nel dibattito pubblico.
Arrivò il momento, nel 2007, di dar consistenza formale a questo lavoro, creando l’Associazione Diocesana FEDE E CULTURA, con l’invito esplicito a farne parte a rappresentanti delle più importanti aggregazioni laicali. Fu la stagione (2009-2011) dei Martedì di S. Ignazio, con le conferenze di valenti oratori, e l’elaborazione di documenti e proposte, per contribuire alla qualificazione culturale della pastorale ordinaria. Si sollecitò e si ottenne la costituzione di un Segretariato Diocesano apposito, presieduto dal Vicario Generale.
Con la nomina di quest’ultimo a Vescovo di Cesena, il pensionamento di Mons. Tinti e l’arrivo di Mons. Cavina, subentrarono anni difficili per il nostro impegno. Al nuovo presule fu presentata una relazione dettagliata del lavoro svolto e delle criticità riscontrate, con proposte concrete per continuare il cammino e l’assicurazione della nostra disponibilità a collaborare. Nessuna risposta pervenne.
Di fronte a questo silenzio, nel novembre 2014 la presidente Gabriella Contini comunicò al Vescovo la decisione dell’Assemblea di FEDE e CULTURA di sciogliere l’Associazione, auspicando “una rinnovata attenzione alla dimensione culturale della pastorale diocesana”, e formulando concrete piste di lavoro.
Le problematiche complesse e foriere di polemiche sotterranee degli anni seguenti, caratterizzati da una gestione fortemente autocentrata della diocesi, nel silenzio complice dei più, ci indussero a creare, nel maggio 2017, il Gruppo di Riflessione SCINTILLA, con blog e pagina facebook, grazie alla disponibilità preziosa di don Carlo Truzzi e al coordinamento di Antonio Gelli.
Abbiamo pubblicato in questi anni 280 articoli, fedeli all’impegno iniziale di essere “luogo di dialogo” che, partendo dalle provocazioni dell’Evangelii Gaudium di papa Francesco, cerca di leggere l’oggi della Chiesa di Leone XIV, nel cambiamento d’epoca che la coinvolge, fino a “propagarsi nella realtà LOCALE” ecclesiale, ma non solo.
Abbiamo svegliato la diocesi dal lungo sonno in cui aveva lasciato in oblio incomprensibile la figura esemplare di don Francesco Venturelli, riconosciuto finalmente “MARTIRE della santità sacerdotale”. L’iter verso la sua Beatificazione vogliamo credere non sia stato solo burocraticamente autorizzato, ma sarà convintamente e concretamente perseguito. Pena una inaccettabile incoerenza a carico di chi può e deve provvedere.
Ci siamo impegnati, in questi ultimi tempi, a riflettere e ad esprimere valutazioni sul processo in corso di unificazione delle due diocesi, da noi sempre condivisa; un processo che temiamo stia incontrando non poche difficoltà, soprattutto a causa di annose lacune pastorali, a partire dall’insufficiente formazione di un laicato capace davvero di assumersi oggi, in ottica diocesana e non particolaristica, quelle responsabilità, che i mutamenti in atto pressantemente sollecitano.
Dopo quasi nove anni di impegno, la “particella Incandescente” che Scintilla sin dall’inizio si è proposta di alimentare entro la comunità locale, continua ad ardere, con l’auspicio che nuove energie vengano ad integrare il nostro Gruppo. Ci sostiene la convinzione che, in mancanza di uno sforzo serio di pensare, di confrontarsi e dialogare apertamente, certo senza scadere in polemiche preconcette ma pure senza complici silenzi, può avere il fiato corto anche il fare più generoso.
Pier Giuseppe Levoni

