Chissà se prima o poi qualcuno provvederà a raccontare mezzo secolo di impegno politico “in minoranza” a Carpi di un partito come la Democrazia Cristiana, nello stesso tempo protagonista “maggioritario” a Roma? Una condizione singolare questa che ha segnato profondamente l’azione, nella società e nelle istituzioni locali, degli uomini dello scudo crociato con la scritta libertas.
L’amico Dante Colli, fra gli attori principali di quella stagione, in alcuni volumi della benemerita collana “Carpi di ieri” (ed. IL PORTICO), ha saputo raccogliere pazientemente e fornire ai lettori dati e testimonianze importanti, particolarmente in ordine ai primissimi anni di quella esperienza politica. Dalla presenza DC nel CLN locale al ritrovarsi insieme di ex-popolari (Emilio Cabassi, Sinesio Leporati, Angelo Gualdi, Mario Lugli, Daniele Carretti)) e le nuove leve del mondo cattolico (Ercole Gatti, Lino Mora, Clementina Andreoli, Nino Bigarelli, Tizio Corradi, Gianni Bertacchini, Vittorino Carra, Attilio Sacchetti); dal drammatico clima, che precedette e immediatamente seguì la Liberazione, alla collaborazione in Giunta Comunale fra le forze antifasciste, fino ai contraccolpi in sede locale dello scontro duro del 18 aprile 1948 fra la DC di De Gasperi e il Fronte Popolare di Togliatti e Nenni.
Il resto, cioè l’impegno politico lungo e complesso della DC carpigiana dal 1951 al 1994 resta ben documentato, ma sostanzialmente ignoto ai più, nei verbali delle sedute del Consiglio Comunale, nelle intermittenti pubblicazioni istituzionali del Comune, nel mensile Tuttocarpi, nelle raccolte dei periodici di partito (La Tribuna, L’informatore, Luce), in materiali conservati presso il Centro ”F.L. Ferrari” di Modena o presso privati. Manca la ricostruzione “pubblica” di quella vicenda di aspre polemiche con la maggioranza ma anche e soprattutto e di concrete proposte per il bene comune della nostra gente, per lo sviluppo economico-sociale della comunità. Manca cioè un tassello fondamentale, criticamente strutturato, della storia politico-culturale di Carpi nella seconda metà delsecolo scorso.
Come partecipe diretto di quel clima e di quell’esperienza (consigliere comunale dal 1964 al 1995 e segretario della Sezione per un decennio), posso qui solo tratteggiare alcuni elementi di valutazione, spero obbiettivi anche per la distanza epocale che ci separa da quei giorni.
In primo luogo si può rilevare che per oltre 40 anni la DC ha costituito la più consistente forza di opposizione (8-10 consiglieri) alla maggioranza del PCI (24-27), sapendo rappresentare le attese e le sensibilità culturali e socioeconomiche di larga parte della realtà carpigiana. E questo, almeno per un ventennio, nel quadro della “guerra fredda” e in presenza di un comunismo-fede egemone, fortemente insediato specie nelle frazioni e in una periferia in rapida espansione. Un partito sempre più corroborato da una rete di organizzazioni collaterali (UDI, ANPI, CGIL, LegaCoop, artigiani, commercianti, inquilini, consumatori), con il cuore operativo nelle cellule e la mente nutrita dalla diffusissima Unità, sostenuta da ricorrenti ed affollate omonime Feste che mobilitavano legioni di volontari.
La DC carpigiana, potendo contare in quella fase sull’unanime appoggio del mondo cattolico, seppe proporsi, soprattutto grazie all’apporto carismatico di Vittorino Carra, come efficace e visibile presenza critica nei confronti di un potere comunista, non solo nel dibattito allora vibrante sulle vicende di politica interna ed internazionale, ma particolarmente sulle questioni amministrative locali. Dalla denuncia di una prassi gestionale discriminatoria dell’allora vigente imposta di famiglia da parte del Comune, al sostegno del ruolo prezioso ed anticipatore delle scuole materne private; da un utilizzo non partigiano delle strutture ed iniziative formative e culturali, da parte dei rispettivi assessorati, all’impiego oculato delle finanze comunali. E si propose di affrontare e risolvere annosi problemi come il tormentato collegamento viario/ferroviario con il capoluogo provinciale, la realizzazione del trasporto pubblico urbano, il superamento della frattura urbanistica, a tutt’oggi irrisolta, rappresentata dal passaggio a livello verso Cibeno.
Né quella del nostro Gruppo Consiliare fu mai una prassi di pregiudiziale polemica verso le Giunte socialcomuniste. Su questioni di particolare rilievo quali, fra le tante: la difesa del tracciato originario dell’autostrada Modena-Brennero con casello a Carpi, la metanizzazione del territorio, la predisposizione di nuove aree artigianali e industriali, a stesura del nuovo Piano Regolatore Generale, l’apertura in città di una sezione della Dogana (allora fondamentale per lo sviluppo dell’economia locale), il positivo dialogo e confronto con la maggioranza si rivelò assai fecondo.
Nel quarto di secolo successivo, mutate le condizioni politiche a Roma e sia pur più lentamente anche in campo internazionale, il confronto amministrativo locale si concentrò più ampiamente sui problemi gestionali. Durante la parentesi settennale del Sindaco Campedelli senior, caratterizzata da un disegno di più largo intervento “diretto” del Comune e un conseguente gonfiamento dell’organico e quindi delle spese, non mancarono confronti aspri in Consiglio, specie per quanto concerne l’ambito socio-scolastico e le modalità di quella che è stata a suo tempo efficacemente definita da Florio Magnanini la “presa della Cultura”.
Il clima si stemperò in misura significativa con le meno ideologizzate, ancorché monocolori PCI, Giunte Cigarini e Bergianti, sia per l’indole e la “visione” dei protagonisti, sia per la più pragmatica conduzione amministrativa da parte della maggioranza. Largamente condivisa, anche se forse troppo ottimistica, fu la scelta di varare e regolamentare i Consigli di Quartiere, nel tentativo di alimentare una partecipazione dal basso, più tardi abbandonato anche per la progressiva maggior disponibilità dei cittadini all’impegno nel volontariato “sociale”, rispetto a quello più marcato politicamente. Su alcune questioni specifiche posso dire sbagliò la Giunta nel non condividere il nostro punto di vista. Mi limito ad un caso esemplare: l’ubicazione della nuova sede della Scuola Media “FASSI”, fino ad allora sistemata nell’edificio che ospita attualmente il Liceo “FANTI”.
La Giunta si ostinò nella scelta di via Bollitora, su un’area di proprietà privata, con conseguente esproprio che espose l’Amministrazione ad un travagliato iter procedurale, finito in termini assai onerosi per il Comune. Noi proponemmo invano l’utilizzo di un terreno pubblico in via Cuneo, non solo onde evitare prevedibili e rischiosi contenziosi, ma soprattutto perché tale area era più baricentrica e quindi di più agevole accesso per gli alunni destinati a frequentarla, residenti in una zona in prevedibile ulteriore edificazione.
Ma la presenza e l’attività della DC carpigiana in quasi mezzo secolo furono proiettate ben oltre l’impegno del Gruppo Consigliare: dalle assemblee mensili degli iscritti alla partecipazione della dinamica provinciale del Partito; dalla promozione di dibattiti e comizi sulle tematiche di politica italiana ed internazionale alla formazione della classe dirigente e dei giovani aderenti; dalla pubblicazione del mensile L’Informatore all’organizzazione delle Feste dell’Amicizia al campo Eden., cui intervennero parecchi ministri e dirigenti nazionali.
La vicenda dello Scudo Crociato fu ovviamente segnata, anche a livello locale, prima dalla sempre più netta presa di distanza post-conciliare di parte di un mondo cattolico in fermento, in anni di profonda e talora drammatica transizione socioculturale; e più tardi dalle avvisaglie di una crisi che investì e alla fine ha travolto i tre grandi partiti di massa del nostro Paese, protagonisti della cosiddetta Prima Repubblica.
Insomma una storia, quella ancora non scritta,complessa e significativa in una fase di crescita e sviluppo straordinario della città e della comunità carpigiana. Una parte di quella esperienza politico-amministrativa viene in questi giorni rievocata dall’arrivo in libreria dell’interessante volume IL BUON REGIME del Direttore di VOCE, (limitato al periodo 1955-1970), che merita un ponderato commento.
Pier Giuseppe Levoni

