Nomi per la memoria

Nomi per la memoria

Ricordando con discrimine

Che la Storia sia scritta dai “vincitori”, come notava a metà del secolo scorso il filosofo Walter Benjamin, è diventato quasi un luogo comune, fino a indurre una semplificazione a volte fuorviante. Ma di sicuro, nei decenni immediatamente successivi ad un determinato evento, la sua narrazione, costruita e diffusa dalla parte PREVALENTE nella dinamica storica, quasi sempre s’impone.

Succede altrettanto per la toponomastica. Strade, piazze ed edifici pubblici vengono intitolati, quando si tratta di ricordare protagonisti o episodi storici, dando spazio e importanza per lo più a nomi POLITICAMENTE affini a chi decide la dedica, ignorando per contrasto o sottovalutando chi e cosa rammenta realtà scomode o meno condivise. Insomma, una toponomastica spesso “ideologica”, in cui la rilevanza fattuale di eventi e persone non trova corrispondenza puntuale nelle targhe di intitolazione. E la nostra città non fa eccezione, come annotava l’amico Attilio Sacchetti nel volume “CARPI, UNA VOLTA” (1998).

Sorvolando sul processo di graduale sostituzione apolitica delle antiche denominazioni (via Maestra, via di San Nicolò) con le condivise patrie glorie (Alberto Pio e Berengario), del periodo Estense e del Risorgimento restano nelle nostre vie e piazze i nomi di luoghi evocativi (Milazzo, Volturno, Mentana), di carpigiani e non che si distinsero nella lotta per l’indipendenza (Ciro Menotti, Carlo Pisacane, Giuseppe Rocca, Giulio Rovighi, Manfredo Fanti) e tre degli artefici massimi dell’Unità d’Italia (Mazzini, Cavour, Garibaldi), mentre dei duchi Austria-Este, coi loro amministratori in loco, e dei sovrani Savoia, travolti dalla marea della storia, non c’è traccia, a differenza di quanto si riscontra a Modena e Reggio.

Anche per i decenni del nuovo Regno d’Italia, fino al 1922, troviamo a Carpi strade che ricordano esponenti del progressismo sindacale e politico  ( Cavallotti, Treves, Turati, Agnini, Bissolati, Don  Albertario, Bertesi, Miglioli, Sturzo, Murri, Nitti) mentre del versante liberal-conservatore non si menziona nemmeno Giolitti, storicamente figura politica più rilevante di quei decenni, cinque volte Presidente del Consiglio, promotore di riforme che trasformarono il nostro Paese, fra cui  l’introduzione del suffragio universale maschile, a cinquant’anni dall’Unità d’Italia, che consentì il consolidarsi dei partiti popolari.

Sulla Prima Guerra Mondiale la toponomastica locale riporta, oltre ai concittadini Caduti (Parco delle Rimembranze, Ragazzi del ‘99), due date (XXIV Maggio, IV Novembre) e qualche luogo (Vittorio Veneto, Trento-Trieste, Brennero, Monte Sabotino, Pola), ma, tranne Cesare Battisti, nessuno dei più noti protagonisti i della vicenda. Evidentemente li si è ritenuti espressione di un bellicismo patriottardo.

Del dittatoriale ventennio fascista nel nostro territorio resta memoria muta in qualche residua struttura, come certe scuole frazionali, la torre piezometrica dell’acquedotto, il foro boario e lo stadio. Nomi del tempo nelle vie carpigiane riguardano ovviamente coloro che avversarono il regime a costo di subirne la violenza: Matteotti, Gramsci, i Fratelli Rosselli, Pertini, Lussu.  Appare discutibile la topo-censura, che ha ignorato fino ad ora, come vicini al fascismo, scrittori quali il premio Nobel Luigi Pirandello, Gabriele D’Annunzio, il compositore Mascagni e il poeta Ungaretti, presenti invece nello stradario di comuni limitrofi, non certo destrorsi. Per converso un intero nostro popoloso rione, fra via Peruzzi e via Nuova Ponente, è attraversato da strade intitolate a per lo più sconosciute città spagnole, ove si svolsero sanguinosi fatti d’arme durante la guerra civile (1936-’39), provocata dalla ribellione dei falangisti di Francisco Franco, sostenuti concretamente da Mussolini ed Hitler.

La tendenza cresce naturalmente d’intensità riguardo ad eventi meno remoti che ancora scottano, come la Seconda Guerra Mondiale, la Resistenza, le violenze locali post-belliche, e la dura contrapposizione politica vissuta anche qui fino alla stagione del “compromesso storico”. Già nell’estate del ’45 furono rapidamente sostituite le dediche a personaggi e date indicative del passato regime, scegliendo opportunamente di menzionare, oltre al martire del lager nazista di Hersbruck Odoardo Focherini, anzitutto antifascisti uccisi (Sandro Cabassi, Geminiano Bisi, Curzio Arletti, Darfo Dallai) e partigiani fucilati o caduti negli scontri con nazisti e repubblichini  (Alcide Garagnani).  

Emblematica della passione di quei caldi momenti fu la frettolosa dedica di via NOVA, in pieno centro storico, a DIMES BERVIGLIERI valente comandante partigiano e commissario politico del Partito Comunista, ancor oggi ricordato da un cippo nelle campagne di Budrione, ove cadde combattendo. La dedica stradale, fu infatti altrettanto velocemente revocata nel 1956, come la medaglia d’argento del Presidente della Repubblica, quando emersero fatti e colpe, su cui ancor oggi spesso perfino chi ama e scrive di passate vicende carpigiane preferisce prudentemente tacere. Insomma anche nella storia locale, su taluni personaggi ed episodi, enfasi martellante; su altri, di segno politico opposto, come la rapina con omicidio al Villino Foresti di Budrione, la violenta resa dei conti nelle carceri del Torrione o la giustizia sommaria su singoli avversari politici, cautela se non totale silenzio. Quanto tempo dovrà ancora passare per un’analisi distaccata di quel periodo, come ha saputo fare il partigiano cattolico Ermanno Gorrieri nei suoi due libri sulla Repubblica di Montefiorino? 

E’ del resto significativo che in una realtà che negli anni ‘50 ospitò nel Campo di Fossoli una comunità consistente di esuli italiani giuliano-dalmati in fuga dalla tirannia comunista di Tito, solo in tempo recente si sia dedicato un parco alle “Vittime delle foibe”. E che solo dopo quarant’anni dall’uccisione proditoria e non certo misteriosa, dato il clima di odio politico di quei mesi, del parroco di Fossoli don Venturelli, gli sia stato intitolato un piazzale.

 Tornando ai nomi delle nostre vie, superate antiche nostalgie staliniste, si decise ecumenicamente di intitolare i tratti urbani delle due Strade Statali, che s’incrociano a Carpi, rispettivamente a Marx/Giovanni XXIII e a Lenin-F.D. Roosewelt. Però il più importante statista dell’Italia Repubblicana, il democristiano Alcide De Gasperi, è ricordato solo da una via del tutto secondaria di periferia, proprio come Vittorino Carra, il politico carpigiano che, più di ogni altro nostro concittadino, ha ricoperto alti incarichi istituzionali a livello nazionale. Anzi per Carra, nonostante il voto unanime di sostegno del Consiglio Comunale, la solita retromanina politica ha recentemente impedito che gli fosse dedicata la Casa della Comunità di Carpi. Un vizio toponomastico che non muore.

Pier Giuseppe Levoni