NUOVA  DIOCESI  IN  AFFANNO

NUOVA DIOCESI IN AFFANNO

DIFFICILI  GLI  ULTIMI  PASSI

Eravamo stati facili profeti un anno fa nell’individuare, fra le problematiche della fusione MODENA-CARPI, ruolo, competenze e “carico di lavoro” dei costituendi cinque Coordinamenti Vicariali, cioè gli organismi intermedi fra i servizi/uffici diocesani e le parrocchie. E’ previsto che siano composti almeno da un presbitero e due laici (annuncio-prossimità), con possibile aggiunta di altri membri, qualora lo statuto, redatto e approvato dall’Assemblea Vicariale Costituente, lo preveda.

Infatti negli incontri fin qui svolti dalle cinque Assemblee sono emerse proposte e difficoltà che stanno alla base dello slittamento dei tempi per il compimento del cammino, di cui anche Notizie ha informato i lettori in una nota, peraltro piuttosto sommaria, che racconta ma non approfondisce. Nulla si legge infatti sulle ragioni sostanziali che hanno consigliato il rallentamento del processo, provocato da due timori: anzitutto un non meglio precisato “appesantimento per comunità parrocchiali già affaticate”, che temono un Vicariato-struttura che drena risorse (sic!), anziché essere “sussidio” specie alle piccole realtà ecclesiali; e poi l’impegno gravoso che potrebbe incombere sui membri dell’équipe vicariale, difficilmente sostenibile in chiave di mero volontariato. Due preoccupazioni, si noti, non prive di interna contraddizione.

Per scoprire le ragioni non immotivate di questi timori è necessario recuperare le  preziose (anche se non inedite) comuni valutazioni espresse dalle  Assemblee nel loro primo incontro circa i bisogni pastorali avvertiti dai rappresentanti delle parrocchie con particolare urgenza: più solida formazione  continua per tutti (laici, presbiteri, diaconi, religiosi e consacrati), e soprattutto per catechisti ed educatori; maggior conoscenza e collaborazione fra le varie realtà del Vicariato, da favorire anche con iniziative comuni; concreta corresponsabilità fra laici e presbiteri; difficoltà nella gestione economico-amministrativa delle singole parrocchie e nel raggiungere quei giovani che restano ai margini, fuori da associazioni e movimenti ecclesiali; liturgie eucaristiche più partecipate e omelie adeguatamente preparate; efficace prossimità/accoglienza verso persone e famiglie fragili.

Di fronte a queste esigenze, cosa si aspettano le Assemblee dalle future équipes vicariali? Che non siano “strutture solo formali ma realmente presenti sul territorio, in grado di ascoltare ed essere in costante relazione con la realtà e le persone referenti delle parrocchie oltre che con i Servizi e Uffici diocesani. Che siano concreto supporto per coordinare, ridurre la frammentazione, costruire comunione, favorire la comunicazione e sostenere percorsi comuni, alleggerendo il lavoro delle parrocchie (parroci, consiglio pastorale, consiglio economico). Infine siano strutture per una puntuale e fraterna verifica del cammino comune”.

Se queste sono le attese della base rispetto all’azione dei Vicariati, si comprende perché le Assemblee abbiano chiesto tempi più lunghi per individuare le persone disponibili a far parte degli organismi vicariali, onde procedere alle votazioni per comporre le terne, da sottoporre al vaglio dell’Arcivescovo. E’ vero che si è avanzata l’ipotesi di rimborsi spese per chi sarà nominato, ma non sembra facile trovare laici preparati, pronti a dedicare gran parte del loro tempo libero per sobbarcarsi oneri di non facile gestione, specie qualora i Vicariati assorbissero le incombenze amministrative, finora in carico alle singole parrocchie, come da più parti insistentemente richiesto. Né si dimentichi l’onere di raccordarsi costantemente con i servizi/uffici diocesani, per garantire il perseguimento alla base delle linee pastorali deliberate, previe le consultazioni opportune, dall’Arcivescovo.

In sostanza, se è stato abbastanza agevole dar corpo all’organigramma centrale utilizzando personale in qualche modo già a libro paga nelle due diocesi, scontando anche malcelati mugugni sulle scelte, appare più complicato comporre le équipes dei cinque vicariati, evitando di mettere in piedi strutture semplicemente burocratiche e praticamente non in grado di soddisfare le aspettative di cambiamento reale prospettate dalle Assemblee Vicariali.

Il nodo dovrà forzatamente risolversi nella stesura dei rispettivi Statuti, commisurando l’attribuzione di precise competenze con la reale disponibilità di risorse umane in grado di assolvere il compito affidato. In assenza di tale delicato equilibrio si rischia di dar vita a organismi, registrati formalmente ma inefficaci, e quindi pastoralmente inutili.

L’idea di una sperimentazione triennale, in vista di futuri possibili aggiornamenti, va accolta con favore. Ma la posta in gioco, fra innovazione e stasi, è ormai ben chiara. E ogni ritardo finirebbe per pesare negativamente,

Senza dimenticare altri aspetti stranamente ancora non definiti del processo unificatorio, come da noi già segnalato. Chissà se a Pentecoste, 24 maggio prossimo, la traversata del deserto sarà compiuta, come sogna don Erio?

Pier Giuseppe Levoni