Elogio di un parroco
di Mario Lugli
Venerdì 9 ottobre scorso ci siamo ritrovati nella chiesa di s.Bernardino per una messa di suffragio per don Alberto Bigarelli che di quella chiesa fu parroco.
Il fratello don Luca ha presieduto e, al momento della preghiera dei fedeli, ha chiesto ai presenti se avessero invocazioni personali. Questo quello che avrei voluto dire ma non ho avuto la prontezza di fare.
Avrei chiesto al Signore la disponibilità e la capacità di sopportazione che Don Alberto ha sempre dimostrato, anche negli ultimi tempi, quelli in cui la fatica fisica era crescente e sempre più evidente.
Don Alberto è stato parroco di s. Bernardino per quasi quindici anni, dal 2003 al 2017. Sono stati anni duri, quelli in cui le difficoltà economiche sono progressivamente accresciute e, in una parrocchia di periferia come la nostra, si sono palesate più che altrove.
Carpi è una città abbastanza grande da avere le periferie. La periferia è il luogo dell’anonimato. In quegli alveari che sono i palazzi della cintura cittadina, convivono persone che spesso a malapena conoscono i nomi l’uno degli altri.
Questi anonimi, con i loro problemi, gli affanni crescenti, hanno sempre trovato nel parroco un punto di approdo, una fonte di aiuto spirituale, umano e, nondimeno, concretamente economico. Ho personale memoria, per averglielo sentito dire, di come don Alberto avesse avuto palpabile sentore del crescere del disagio umano e materiale negli anni del suo apostolato in parrocchia, dal numero crescente delle persone che, mattina, pomeriggio a volte sera, bussavano alla sua porta in cerca di un ristoro, di un aiuto psicologico o economico.
È con papa Francesco che nella pratica pastorale si è introdotto il principio del riferimento al Vangelo sine glossa, si diceva, senza commenti, preso per quello che dice alla lettera.
Noi quella pratica pastorale l’avevamo conosciuta già con don Alberto. Se Gesù, in Matteo 25, ci dice che “ero straniero o malato o…e mi avete accolto o mi avete visitato” quello diveniva un imperativo morale che non aveva bisogni di filtri del ragionamento o della speculazione filosofica.
E, pur tuttavia, stiamo parlando di un teologo di grande finezza. Non abbiamo nessun dubbio che la sua idea di somma letizia fosse quella di avere momenti tutti per sé, da dedicare alla lettura della Scrittura o di testi di teologia: un pomeriggio per la riflessione personale, l’arricchimento interiore, di cui avevamo concreta percezione nelle omelie della domenica in cui il riferimento alla Parola di Dio era rigoroso, senza svolazzi attualizzanti o ardite e improbabili deviazioni intellettualistiche
Ma se il rumoroso campanello della canonica suonava, chi lo aveva fatto aveva certezza di ricevere risposta. Quel formidabile presidio sul territorio che è la parrocchia, ha trovato in lui un pastore con sincera disponibilità pur nel maggiore e crescente affanno dei tempi cupi e della forza fisica calante.
Piace ricordare anche la gioia che provava e trasmetteva nell’accompagnare i momenti di vita delle associazioni giovanili, Azione cattolica o scout, che viveva come una parentesi di spensieratezza e in cui poteva valorizzare, nello scambio con i ragazzi, le sue curiosità culturale più “laiche” per la pittura e la musica.
Questo quello che non ho detto sperando che valga come comune ringraziamento.

