CULLE IN CALO: DOVEROSO MA COMPLICATO CONTRASTARLO

MENO CULLE, UMANITA’ SEMPRE PIU’ VECCHIA

di Pier Giuseppe Levoni

“Le decisioni e le azioni di contrasto alla denatalità passano anche dai banchi del nostro Consiglio”. Queste le perentorie parole espresse, come riporta NOTIZIE, dalla Capogruppo PD Paola Borsari, durante la discussione svoltasi nel massimo consesso cittadino, sulla tematica in questione. Aveva fornito l’occasione un documento a firma PD, CARPI A COLORI e AVS, approvato all’unanimità, che si propone di sviluppare a livello locale “un percorso di consapevolezza e sostegno rispetto al lavoro che i consiglieri regionali Ludovica Reggiani (PD) ed Elena Ugolini (RETE CIVICA) stanno portando avanti” in ascolto di una petizione presentata dal Forum delle Associazioni Familiari con l’appoggio dei Vescovi emiliano-romagnoli, affinché la legislazione regionale promuova la natalità come bene comune.

Il Forum sostanzia la proposta in una del tutto condivisibile ottica di ampio respiro e con indicazioni molto dettagliate e concrete, parte delle quali però difficilmente possono trovare efficace applicazione con politiche in ambito regionale o comunale. Si pensi ad esempio a criticità da colmare, quali “l’orientamento al lavoro per i giovani, impiego stabile e adeguatamente retribuito, correttivo ISEE”; ambiti che possono trovare soluzione soddisfacente solo in ottica nazionale et ultra.

Altri traguardi indicati dalla petizione possono in effetti riguardare interventi e scelte a livello regionale e locale (servizi educativi 0-6 anni, riduzione dell’IRPEF regionale, misure di sostegno per l’accesso alla prima casa) ed appare piena di buone intenzioni, ancorché da concretizzare nel quotidiano “l’attivazione di un protocollo per diffondere una rete di amministrazioni locali, definite Comuni amici della famiglia, impegnate nello scambio di buone pratiche e nella certificazione dei servizi familiari”.

Mettere in campo sul serio politiche che si pongano questi obbiettivi basterà davvero ad invertire la rotta, a superare la sempre più diffusa cultura della rinuncia ad assumere impegni e legami a lunga scadenza, con la formazione consapevole di famiglie non precarie, primaria condizione per la procreazione e la crescita felice dei figli? Senza dimenticare la piaga rappresentata dalla mancata tutela della vita nascente, come pure imporrebbe un’applicazione corretta ed integrale della legge 194/1978.

Sacrosanto e doveroso è lottare per l’adozione di misure economico politiche che favoriscano la risalita del tasso di natalità per donna, oggi sceso a 1,18, segno drammatico di un domani senza futuro, come osserva su NOTIZIE Linda Oliviero, consigliera comunale PD. Ma occorre prendere atto realisticamente che la questione investe una CULTURA, che determina l’attuale tendenza al declino demografico ben più profondamente delle pur importanti difficoltà socioeconomiche delle giovani coppie. Lo attestano ampiamente i dati relativi ai Paesi in cui talune concrete misure sono state assunte in passato per favorire la natalità. In Francia, il Paese più virtuoso d’Europa nel sostegno alla maternità, l’indice si attesta intorno all’1,62, superiore alla media UE (1,38), ma ben lontano da quel 2,1 necessario per garantire il ricambio generazionale. Stessa tendenza si registra oltre Atlantico con gli USA a 1,6 e il Canada a 1,2.

A questo punto qualcuno può pensare che negli altri continenti la tendenza sia diversa. Niente affatto, malgrado le differenze del grado di sviluppo socioeconomico e dei sistemi politici. Come ha rilevato con dovizia di dati lo studioso Andrea Graziosi nel saggio su IL REGNO/Attualità 2/2026, negli ultimi decenni si è verificata una globale “occidentalizzazione degli stili di vita”, cioè si vive sulla base di una civiltà nata in Europa e creata dalla sua cultura e dalla sua scienza.” (p.55) Ormai l’unico continente dove continua ad esserci una crescita demografica rilevante è oggi l’Africa, che proseguirà a crescere ma in un modo sempre più lento fino alla fine del secolo.

Il trimestrale dell’A.C.  DIALOGHI (n.2/2026) riporta dati interessanti sui Paesi dell’Estremo Oriente. In Corea del Sud, Paese che ha stupito per il suo straordinario sviluppo economico e culturale, si registra il record mondiale negativo del tasso di natalità: 0,78 per donna, mentre in Giappone, colosso industriale, si attesta all’1,15. “Nella Cina dei grandi numeri, uscita in meno di quarant’anni dalla povertà, con una classe media di 600 milioni di persone, sono tanti a preferire la vita comoda ai sacrifici per i figli”. (p. 75) L’indice di fecondità, crollato all’1.0, ha indotto il governo a reintrodurre nel 2026, dopo oltre vent’anni dall’abolizione, l’Iva sui prodotti anticoncezionali, “per rendere più costoso l’acquisto di questi strumenti antisociali”. (ib) Anche in India, il Paese più popoloso al mondo con 1,47 miliardi di abitanti, l’indice di natalità si ferma a quota 1,9, in significativo calo rispetto al 3,5 del 2000.

Queste tendenze riscontrabili in ogni angolo del Pianeta rivelano, conclude sconfortato Graziosi, che “ovunque si producono crescenti condizioni di benessere e di relativa libertà, la gente preferisce far meno figli. Non si tratta di individualismo assoluto, perché tutti continuano ad avere vite relazionali a cui tengono, ma non si fa il SACRIFICIO necessario per la preservazione della vita, quando una ragione capace di andare oltre gli interessi immediati dimostra che in realtà si tratta di un DONO”.  (p.55)

A meno dunque di auspicabili e necessari cambiamenti nella condotta e nella MENTALITA’ delle persone e dei popoli, la prospettiva appare allarmante per il futuro di un’umanità sempre più sterile e vecchia. Tutte le iniziative per favorire tali cambiamenti, complicati certo ma vogliamo sperare possibili, vanno accolte con convinta adesione, ad esempio col firmare la citata petizione del Forum delle Associazioni Famigliari della nostra Regione, recandosi nella sede di NOTIZIE.