A scuola soprattutto

A scuola soprattutto

L’INCONTRO NUOVA  DIOCESI – RAGAZZI/GIOVANI

Qualche tempo fa veniva pubblicata una ricerca del sociologo Franco Garelli sul calo sempre più accelerato della pratica religiosa nel nostro Paese. Desta particolare preoccupazione il fatto che tale processo vede coinvolta proprio la fascia più giovane della popolazione. Rileva Garelli che “i praticanti assidui tra gli adolescenti sono passati dal 37% del 2001 al 20% del 2019 e al 12% nel 2022, mentre, trai i 18 – 19 anni la pratica regolare, che coinvolgeva nel 2001 il 23% dei soggetti, è scesa all’11% nel 2019 e all’8% nel 2022.  Fuorviante è quindi soffermarsi troppo sul successo di eventi come le ricorrenti Giornate Mondiali della Gioventù e il recente Giubileo dei Giovani o dei Ragazzi.

Questa situazione deve essere stata ben presente a chi ha redatto il recente MESSAGGIO della Conferenza Episcopale Italiana a studenti e genitori in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica (IRC) per il prossimo anno scolastico. Sappiamo tutti che la normativa prevede che tale insegnamento non abbia carattere catechistico, ma come, sottolinea il documento, si offra come “spazio di libertà, di dialogo, di responsabilità, in cui la scuola incontra e sostiene il percorso di crescita personale e culturale di ciascuno”.

Il testo ricorda i due obbiettivi fondamentali di tale offerta formativa. In primo luogo essa si caratterizza come “un laboratorio dove si impara a decifrare il codice culturale che ha plasmato la nostra storia”, cioè la concezione cristiana del cosmo e dell’essere umano integralmente considerato, che non è, come ha sottolineato papa Leone ai Giubileo dei Giovani, “un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero.” Una visione della vita, non chiusa nell’ottica del pensiero unico tecno-scientifico, ma disponibile ad aprirsi alla dimensione della trascendenza.

Su questa fondamentale pietra angolare, l’IRC punta a sviluppare “quell’intelligenza spirituale che permette di muoversi con rispetto e saggezza nel panorama contemporaneo, anche nell’incontro con le diverse tradizioni religiose, imparando a riconoscere i valori comuni e a dialogare con tutti”. Quest’ultima competenza, mi permetto di rimarcare, se non vuole scadere a chiacchiera improduttiva, deve basarsi proprio sulla solida conoscenza del codice culturale sopra ricordato.

Ecco perché il messaggio della CEI invita a cogliere tale opportunità: i GENITORI (per mettere nelle mani dei figli “una bussola per orientarsi nel mare agitato della vita”) e gli STUDENTI (che potranno portare nell’IRC i loro dubbi e le loro ribellioni, perché vi troveranno uno spazio “dove le domande non sono respinte, ma accolte come semi che un giorno porteranno frutti”.

Dunque l’IRC, che in Italia è frequentato nel corrente anno scolastico da oltre l’80% di ragazzi e giovani, continua a rappresentare uno strumento straordinario di crescita personale e culturale.  Per la missionarietà di una Chiesa in uscita, costituisce una opportunità preziosa, che sarebbe gravemente omissivo trascurare. Tale responsabilità non può esaurirsi nel pur delicato esercizio burocratico che, per legge, compete al Vescovo di riconoscere l’idoneità o di rimuovere i docenti di tale insegnamento, ma comporta la costante e concreta attenzione per favorire e garantire la più alta qualità possibile dell’IRC sul piano pedagogico-didattico.

Non pare che in passato tale “attenzione” anche a livello locale sia stata adeguata, per cui è auspicabile che il servizio di pastorale a ciò specificamente dedicato della NUOVA DIOCESI si dia un metodo di lavoro ben mirato ed efficace, per monitorare e pubblicare i numeri e le tendenze sulla scelta dell’IRC di genitori e studenti; per promuovere l’aggiornamento continuo e il confronto collegiale del personale docente, da coinvolgere e supportare in misura non episodica, anche attraverso la raccolta di dati sulle problematiche emergenti nel loro lavoro quotidiano e sugli esiti di tale difficile impegno educativo. Una problematica decisiva che dovrebbe trovare ampio spazio negli strumenti diocesani di informazione alla comunità ecclesiale.uest la  l

In un’epoca che vede i Dirigenti Scolastici per gran parte costretti in un ruolo manageriale nella gestione burocratico-amministrativa di assai complessi istituti, è comprensibile che anche i docenti di IRC possano trovarsi non di rado nell’isolamento professionale quotidiano, con i possibili rischi che tale condizione comporta.

Se dunque constatiamo che ormai la Chiesa locale può ancora incontrare, ascoltare e dialogare con la grande maggioranza di ragazzi e giovani NON nelle parrocchie, ma nelle scuole, è su questo terreno che deve dimostrarsi ed essere davvero capace di un’azione sapiente, lungimirante e incisiva.

Pier Giuseppe Levoni