Una statua per il beato Focherini: tra fede e politica

Un nipote del Beato, con una lettera ai Capigruppo in Consiglio Comunale, invita a ripensare il progetto in modo che l’immagine scultorea rifletta più chiaramente le motivazioni storiche.

di Scintilla

In questi giorni sugli organi di informazione locale, cartacea e digitale, è ampiamente commentata la proposta di realizzare una statua/monumento del Beato Odoardo Focherini, da collocare accanto al Duomo. L’idea è in ballo da qualche anno, promotori da un lato l’attuale Sindaco (non un voto del Consiglio Comunale) e dall’altro la Diocesi, la cui volontà non si sa bene impersonata concretamente da chi: il Vescovo, il Vicario Generale, il Consiglio Presbiterale, il Consiglio Pastorale Diocesano o il Popolo di Dio che è in Carpi?
Sull’onda del fervore iniziale sono stati a suo tempo coinvolti i possibili Enti finanziatori (Comune, Diocesi, Fondazioni bancarie di Carpi e Mirandola), si è elaborata un’ipotesi progettuale, complicata in itinere dall’idea, discussa con i familiari di Odoardo, di integrare il manufatto con una statua della moglie Maria. Su quest’ultimo aspetto, a quanto trapela, e sull’opportunità di impiegare una somma rilevante per un simile scopo, sono sorte le prime controversie che hanno trascinato per mesi la procedura.
L’ultima bomba l’ha però sganciata un nipote del Beato, inviando una lettera ai Capigruppo in Consiglio Comunale, che invita sostanzialmente a ripensare il tutto, in modo che l’immagine scultorea rifletta chiaramente le motivazioni storiche (aiuto agli ebrei perseguitati, internamento e morte in un lager), per cui si vuol celebrare e perpetuare la memoria di Odoardo.
Ovviamente la questione ha presto provocato la discesa in campo delle forze politiche locali e il dibattito è destinato a crescere, finché non si trovi una soluzione che plachi le polemiche, o non si finisca per rinviare il tutto sine die, cioè fino ad accantonare di fatto il progetto.
Ad alcune nostre riflessioni una esplicita premessa: è benemerita ogni iniziativa tendente a trasmettere alle nuove generazioni, e a far conoscere ai visitatori della nostra Carpi la figura di un nostro concittadino, che ha saputo coniugare, nelle scelte di vita, una fede solida in Cristo e nella sua Chiesa con il servizio ai fratelli perseguitati in quel tragico tornante della nostra storia. Magari con un monumento proposto alla pubblica attenzione.
La collocazione di un simile manufatto, nel contesto di una Piazza importante contornata da edifici di grande pregio storico-architettonico come il Duomo, il Palazzo dei Pio di Savoia e il Portico Lungo, esige però l’inserimento di ulteriori elementi solo di adeguata valenza artistica, evitando accuratamente soluzioni banali, con l’affidamento della realizzazione ad uno scultore di riconosciuta competenza.
Appare infatti piuttosto arduo esprimere armonicamente, senza scadere nel didascalico, le due peculiarità del personaggio, quali gli Enti interessati, Diocesi, Amministrazione Comunale e familiari di Odoardo, in qualche modo si propongono di evidenziare agli osservatori, raffigurandolo plasticamente: il fedele laico proclamato BEATO dalla Chiesa per la sua incrollabile fede vissuta eroicamente, cui anche poter rivolgersi nella preghiera di intercessione; il CITTADINO deportato dai nazisti e morto di stenti in un campo di concentramento, per aver operato meritoriamente col salvare la vita di tanti ebrei. In sostanza, sintetizzare efficacemente DUOMO e MUSEO AL DEPORTATO in una determinata figura umana riconoscibile non può essere opera di uno scalpellino. Con tutto il rispetto per tale corporazione. Né raggiungerebbe lo stesso impatto un’interpretazione astrattistica del personaggio, sia pure implementata da lapide illustrativa.
E’ impossibile prevedere come evolverà la vicenda; doveroso è però, da parte di tutti, evitare contrapposizioni esasperate che svilirebbero un’iniziativa certo meritevole, almeno di approfondimento, ad ogni livello e sotto ogni aspetto. Anche perché la nostra Città ha un rapporto problematico con statue e monumenti, come dimostrò per un ventennio l’indecifrabile ammasso di ferraglie arrugginite nel Parco della Resistenza, rimosso nel 2021 a causa del degrado strutturale.