Tra costanti successi e possibili innovazioni
di Mario Lugli
Si è concluso brillantemente, come quasi sempre è accaduto, domenica 20 settembre la 25esima edizione del Festivalfilosofia. Ad attestarne il perdurante successo i dati resi pubblici da Confcommercio di Modena che certificano l’efficacia di una formula che è stata poi molto copiata in tutta Italia e non solo.
L’intervento di un’associazione imprenditoriale come Confcommercio gratifica perché testimonia la ricchezza che eventi come questi generano non solo in termini culturali ma, come immaginò chi nel lontano 1999 l’aveva pensata, di socialità ed economici: sono tutti aspetti che fanno sentire tutte le città partecipi e non solo coloro che sono interessati alla filosofia.
Risultati come questo sono resi possibili dalla collaborazione che i diversi soggetti coinvolti riescono a realizzare. Accanto ai soggetti pubblici, quelli da cui il progetto del festival partì più di venticinque anni fa, si è creato uno stabile gruppo di lavoro che ha reso la macchina-festival straordinariamente performante ed efficiente caratteristiche che devono moltissimo alla personalità eccezionale della mai abbastanza compianta Michelina Borsari.
Chi, come noi, si è aggirato per il festival fra Modena e Carpi questa oliatissima capacità di essere all’altezza di un pubblico esigente e preparato, questa solidità organizzativa, l’ha verificata personalmente.
Quest’anno poi è stata azzeccatissima la scelta del tema: caos. Già di suo, caos, è parola dalla straordinaria densità concettuale, parola su cui la filosofia si esercita da millenni. Come c’era da aspettarsi, la platea delle filosofe e dei filosofi ha trovato notevoli spunti di riflessione che, visibilmente, sono stati apprezzati dai numerosi presenti. Altro elemento non sottovalutabile e correlato a questo, il parterre dei relatori è di primissimo livello anche perché ha, quasi da subito, apprezzato la serietà e coerenza del progetto culturale che il festival ha proposto e realizzato. Al festival anche le celebrity della filosofia ci tengono a esserci. Sufficiente a confermarlo la qualità delle presenze non solo italiane ma anche straniere.
Il cuore del festival sta nelle lectio magistralis. Sono i momenti in cui è palpabile negli ascoltatori, quelli non più giovanissimi, l’entusiasmo per l’occasione di ascoltare parole non banali, discorsi che li sottraggano per un po’ alla chiacchiera convenzionale e piatta della quotidianità: si avverte tanta voglia di volare alto fra chi partecipa e, per un po’, si sta bene nei cieli rarefatti e incontaminati della concettualità filosofica. C’è quasi una voglia di ritornare a scuola, un’allegria da suono della campanella e, forse, il rimpianto di non aver sempre sfruttato a pieno gli stimoli intellettuali che quella proponeva.
E qui sta forse una delle chiavi per immaginare qualche sviluppo nello schema della proposta culturale del festival. L’impostazione è quella “scolastica” della lezione frontale, quella tradizionale della didattica anche di quella filosofica. Molti dei relatori hanno dato prove eccezionali nella modalità frontale come certifica il dibattito che quasi sempre segue.
Ma la filosofia fin dalle origini ha utilizzato come forma di riflessione e indagine anche quella del dialogo.La filosofia, da Platone in poi, ha fatto del confronto a più voci su un determinato tema, la modalità privilegiata della speculazione. La tradizione filosofica, fino anche a tempi recenti, ha trovato nel dialogo una forma privilegiata di indagine tematica.
A nostro giudizio, quella del dialogo fra filosofi è una modalità che il festival potrebbe attuare con grande efficacia e, siamo certi, con considerevole apprezzamento di chi partecipa.
Quando noi, nel lontano, 1999 avviammo l’operazione Festivalfilosofia, nel progetto che proponemmo, c’era l’idea che, ad aprire le giornate, ci fosse un dialogo tra filosofi intorno alla parola chiave, al tema, dell’anno. L’idea era che attraverso il concorso di pareri che si confrontano in diretta fra loro, si potesse impostare tutta la riflessione che le giornate successive avrebbero sviluppato. Il dialogo oltre alla forza della tradizione filosofica, ha la peculiarità di rendere più mosso e vivace l’incontro fra che parla e chi ascolta.
Nondimeno si potrebbe chiedere agli intellettuali una disponibilità per un incontro con il pubblico, previa iscrizione ad un numero limitato di accessi, per un confronto aperto in cui gli stimoli al relatore vengano dalle curiosità dei presenti.
Sono semplici suggestioni che ci vengono dall’aver pensato e seguito fin dall’inizio lo sviluppo di questa avventura che è culturale e non solo.
Aver accompagnato e seguito fin da subito questo evento ha fatto crescere in mei motivi di compiacimento per quello che si veniva realizzando, compiacimento crescente e motivato. Quest’anno non ha fatto eccezione alla regola: l’intelligenza e la professionalità di chi lavora oggi a questa impresa sono tali da darci piena fiducia sull’evenienza che, ciò che è nato tanti anni fa, possa continuare a crescere e ad arricchire i tantissimi che a quest’appuntamento sono affezionati.

