E’ROMA CHE FRENA, OPPURE ???

E’ROMA CHE FRENA, OPPURE ???

FUSIONE: CAPIRE LA RAGIONE DEL RITARDO

Nell’autunno 2024 don Erio auspicava che l’operazione sollecitata da Roma si concludesse entro la fine dell’ “Anno Giubilare” 2025. Lo scorso gennaio su Notizie indicò la Pasqua come possibile termine dell’iter. Ben Presto allungò la previsione alla Pentecoste del 24 maggio. Tre giorni prima di tale data, rispondendo ad un giornalista, ha affermato che il procedimento aveva subito rallentamenti per il cambio dei Pontefici e poi del Nunzio Apostolico in Italia, al quale, precisava il Comunicato dell’Arcidiocesi, “monsignor Castellucci ha chiesto un’UDIENZA per i prossimi passi da seguire”.

Questa serie di previsioni smentite e l’accenno ai cambiamenti Oltretevere hanno alimentato fra i fedeli, del tutto tenuti fin qui piuttosto all’oscuro del concreto procedere del dialogo Modena-Santa Sede, e nella stampa locale, il sospetto di frenate, ripensamenti, dietrofront vaticani sul tema riduzione delle diocesi italiane. In sostanza: la responsabilità del ritardo abiterebbe a Roma.

Ma è credibile tale supposizione? Qualche dubbio è legittimo se consideriamo due aspetti essenziali. Anzitutto lo scorso novembre ad Assisi papa Leone, rivolgendosi ai Vescovi italiani colà riuniti in Assemblea, ha ribadito: “La sfida dell’evangelizzazione e i cambiamenti degli ultimi decenni, che interessano l’ambito demografico, culturale ed ecclesiale, ci chiedono di NON TORNARE INDIETRO sul tema degli accorpamenti delle diocesi.” Che in questi mesi l’attuale Pontefice, aduso ad annunci non umorali ma ben ponderati, abbia cambiato idea, sembra piuttosto difficile. Né si comprende per quali ragioni il nuovo Nunzio dovrebbe mettere i bastoni fra le ruote di un procedimento avviato ormai da anni. A meno che,… a meno che la documentazione fornitagli da Modena non sia esaustiva.

Infatti si deve tener presente che l’emissione del decreto papale di fusione di due diocesi non si configura come uno spontaneo atto di autorità, bensì come risposta all’istanza presentata dal Vescovo locale. Ecco la formulazione fin qui utilizzata per un documento del genere: “Pertanto avendo il venerabile fratello XY, Vescovo delle Chiese A e B unite in persona Episcopi, RICHIESTO che queste due realtà fossero congiunte in modo più pieno per formare un’unica Chiesa…stabiliamo e decretiamo che le diocesi A e B si fondano in un’unica Chiesa e costituiscano la diocesi che sia denominata A-B”.

Sorge allora qualche domanda. Monsignor Castellucci ha presentato, e quando, l’istanza formale prevista?  Inoltre si consideri che il cammino per la “fusione” riguarda certo primariamente finalità pastorali, ma coinvolge pure il destino di un complesso di entità giuridicamente ed economicamente di rilievo (Seminario, Fondazioni, Associazioni onlus, Istituto Sostentamento del Clero), la cui sistemazione all’interno della nuova realtà ecclesiale deve essere concordata dai vertici interdiocesani, e comunicata a Roma.  La documentazione completa, relativa a tali delicate questioni, è stata fornita alla Nunziatura Apostolica?

E qui è d’obbligo un’osservazione. Gli organi di comunicazione delle due diocesi, settimanali e siti web, hanno informato, sia pur con molti limiti, il Popolo di Dio sugli aspetti pastorali di quel che si andava costruendo: ricalibratura degli Uffici in Servizi e costituzione dei cinque Vicariati, peraltro ancora in travagliata gestazione. In merito invece alla scelta fra attribuzione automatica delle sopra citate entità di natura giuridico-economica alla nuova diocesi o, in qualche misura, riconoscimento delle loro competenze e controllo ai livelli territoriali previsti, mistero fitto.

La questione appare spinosa e al contempo importante, per il peso storico/locale di talune di quelle realtà; si pensi anche solo alle carpigiane ACEG, AGAPE di Mamma Nina, CFP NAZARENO.  In assenza di una definizione esplicita dei poteri e delle responsabilità gestionali di ognuno dei Vicariati, appare complicato risolvere il problema dell’attribuzione o meno ad essi di qualche fondazione o istituto diocesano. E su ciò, decisioni o ritardi sono locali.

 Né si trascuri altresì il risvolto pubblico dell’unificazione. Sia per quanto riguarda la fusione vera e propria sia per la nascita di un unico ente Sostentamento del Clero, intervengono due Decreti del MINISTERO DELL’INTERNO che conferiscono efficacia civile ai provvedimenti canonici del Dicastero per i Vescovi vaticano.

Concludendo, in nome delle sempre conclamate trasparenza e sinodalità, e paolinamente sperando che qualcuno non sia naufragato nei marosi delle trattative e della burocrazia, è improprio chiedere chiarezza ed informazione dettagliate sul cammino fin qui compiuto nelle procedure? Se tutto è stato fatto a dovere, e il ritardo è dovuto solo agli scrupoli del nuovo Nunzio, merito e gratitudine a chi ha bene operato, a Modena e Carpi.

Purché la precarietà non diventi cronica.

SCINTILLA