FRA RICHIAMO ALLA BIBBIA E VOGLIA DI SINODALITA’
L’interessante mostra diffusa in tre sedi (Museo Diocesano, Palazzo dei Pio, Biblioteca Loria) e l’impegnativa giornata di “approfondimento e di discussione” in Sala Duomo sul tema BIBBIA: LIBRO ASSENTE E RITROVATO hanno costituito un contributo significativo alla riflessione, anche in sede locale, sull’importanza in senso lato culturale del codice cardine di una civiltà millenaria.
Dunque un’iniziativa da apprezzare anche dal punto di vista pastorale, se è vero che la Chiesa Cattolica, nel suo rinnovamento proposto dal Vaticano II, ha invitato pastori e fedeli a ricentrare spiritualità, riti e testimonianza evangelica proprio, sulla Parola, sulle Scritture. Con la Costituzione dogmatica DEI VERBUM sulla Divina Rivelazione i Padri conciliari hanno solennemente ribadito la storicità dei Vangeli e il valore esplicativo degli altri scritti neotestamentari, che “fanno conoscere la potenza salvifica dell’opera divina di Cristo, narrano gli inizi della Chiesa e la sua mirabile diffusione nel mondo”. (n.20)
Si esortano pertanto, non solo sacerdoti, diaconi e catechisti, ma tutti i fedeli ad accostarsi “volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, che è impregnata di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo”, ricordando che tale attenzione deve sempre essere ”accompagnata dalla preghiera”. (n.25)
Su questa linea negli ultimi decenni si è compiuta visibile strada nella comunità ecclesiale, non solo nell’adeguamento liturgico e catechetico, ma anche, se non nell’esperienza prevalentemente devozionale della generalità dei praticanti, almeno nella prassi concreta degli appartenenti ad associazioni e movimenti laicali.
Il risvolto problematico di tale positivo cambiamento è stata una certa indebita assolutizzazione, da parte di taluni, del primato della Parola, non tanto in una sua lettura fondamentalistica, quanto trascurando ciò che la medesima DEI VERBUM esplicitamente afferma, e cioè: “L’ufficio di interpretare autenticamente la parola di Dio è affidata al solo MAGISTERO vivo della Chiesa” (n.10), nella quale “progredisce la TRADIZIONE di origine apostolica con l’assistenza dello Spirito Santo”. (n.8) E conclude: “E’ chiaro dunque che la sacra tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione divina, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime”. (n.10)
Secondo il Concilio perciò l’opera di evangelizzazione fondata SOLO sulla narrazione biblica rischia l’inefficacia, tanto più nel contesto culturale tecno-scientifico odierno, che DIFFIDA radicalmente di una tale metodologia, dato che il narrare può riguardare sia una realtà che una favola. Basti un esempio in proposito. Un notissimo climatologo si è rivolto di recente ai lettori del periodico della più potente rete commerciale italiana con queste perentorie parole: “Dall’illuminismo in poi, e soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, il SAPERE SCIENTIFICO ha rappresentato un faro di progresso per l’umanità. Via via che le scoperte delle leggi fisiche, chimiche e biologiche hanno rivelato il mondo reale spazzando via CREDENZE e superstizioni, anche la nostra vita è migliorata”.
Sembra dunque il caso di affidarsi piuttosto al “rendere ragione”(1 Pietro,3,15) della speranza cristiana, in primo luogo legata alla promessa di quella FELICITA’ ETERNA, cioè alla “salvezza delle anime” di cui parla il Concilio, oggi non di rado posta in secondo piano anche nella comunità ecclesiale per proporre con più insistenza altre mete terrene, (pace, giustizia sociale, ambiente), o alla capacità di DARE UN SENSO alla vita e al mondo.
Come rilevava Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et Ratio: ”La fede, privata della ragione, ha sottolineato il sentimento e l’esperienza, correndo il rischio di non essere più una proposta universale. E’ illusorio pensare che la FEDE, dinanzi a una ragione debole, abbia una maggior incisività; essa, al contrario, cade nel grave pericolo di essere ridotta a mito o superstizione.” (n.48) E pertanto facilmente demolita dalla moderna cultura tecno-scientifica, come mero racconto favolistico o invenzione autoconsolatoria della nostra psiche.
Del resto, se davvero bastasse un più deciso ritorno alla Bibbia, non si sarebbero svuotate in Europa, prima di quelle cattoliche, le chiese luterane da sempre fondate sulla sola Scriptura.
Questa è la fondamentale problematica su cui dovrebbe misurarsi la pastorale, in primo luogo la catechesi, saggiamente integrando annuncio (testimonianza/ parola) e solida dottrina, per un esito formativo capace di interagire positivamente nelle sfide che si pongono alla Chiesa oggi, ben prima di ogni sforzo di aggiornamento dello stile, dei linguaggi, e delle strutture.
Su questa linea di chiarezza Il travagliato, seppur necessario, CAMMINO SINODALE della Chiesa universale e di quella italiana potrà superare le persistenti tensioni e produrre frutti concreti. Non tanto documenti prolissi, che ben pochi volonterosi compulsano pazientemente, ma attenta riflessione sulla “causa prima” della crisi della pratica religiosa, decidendo gli adeguamenti pastorali più congrui.
Il Documento di Sintesi CEI, testé approvato a Roma, nella diversità della percentuale dei voti favorevoli/contrari sulle singole Proposizioni, ci consegna eloquentemente difficoltà e prospettive del percorso di cambiamento avviato. Nel testo leggiamo che non si punta ad un’ALTRA Chiesa, ma ad una Chiesa DIVERSA. Infatti buttare alle ortiche la natura sostanziale del Cattolicesimo, quale, sia pur con non poche contraddizioni, ha delineato il Concilio, non ricondurrebbe all’ovile il gregge smarrito.
Pier Giuseppe Levoni

