SUL FENOMENO CRESCENTE DEL BATTESIMO DEGLI ADULTI
Sono 10.348 gli adulti che sono stati battezzati in Francia il 19 aprile di quest’anno, Pasqua del Signore. Nel 2023 erano 5.423, l’anno dopo, il 2024, 7.135. A questi si devono aggiungere anche i battesimi degli adolescenti – tra i 12 e i 18 anni – in linea con la crescita spettacolare post pandemia: nel 2023 erano 2.953, nel 2025 saranno 7.404. Quest’anno saranno quindi 17.752 gli adolescenti e gli adulti che saranno battezzati, su loro richiesta e dopo un percorso di studio e formazione, dalla Chiesa cattolica francese. In termini percentuali un più 45% dei soli adulti, confermando una crescita costante e significativa dal 2015 quando i battezzati adulti furano 3900. In termini assoluti non sono numeri che attestano un fenomeno di massa e, va aggiunto, si accompagnano a un persistente calo del battesimo dei neonati, uno su tre oggi. Ma segnalano una tendenza nel cattolicesimo d’oltralpe e, a nostro parere, indicano una direzione di marcia che qualche pensierino lo legittima.
Non abbiamo dati simili per l’Italia ma va precisato che mentre da noi la pratica del battesimo rimane abbastanza frequente anche per i “lontani”, in Francia, un processo di secolarizzazione più antico e radicale del nostro, ha creato un numero di non battezzati che rende comprensibile come lì il fenomeno abbia assunto una rilevanza notevole.
Adesso i pensierini. Il fenomeno del battesimo da adulti che ha una tradizione antichissima, s. Agostino nel 387 su tutti, comporta il ripensamento dei percorsi di catecumenato che, una Chiesa usa al più che legittimo battesimo degli infanti, ha dovuto in gran parte (re)inventarsi con ricadute che non possiamo che immaginare positive.
Che questo possa essere un indicatore per il futuro della pastorale, è un’opzione che non va scartata. Il crescente individualismo e l’allentamento dei vincoli religiosi, che si aggiungono a quelli politici e sociali, non devono destare meraviglia ma stimolare la creatività della comunità cristiana nella direzione che uno dei documenti del sinodo, quello sui Cantieri di Betania, ha chiaramente sollecitato.
Seguire e accompagnare il percorso di avvicinamento al Sacramento di un giovane o di un adulto, offre occasioni di approfondimento della propria personale esperienza di fede grazie alla quale si innesca una dinamica reversibile di reciprocità fra catecumeno e catecheta. Nella Francia dei nuovi cristiani le diocesi si sono dovute attrezzare con la creazione di 11.500 formatori per l’accompagnamento dei catecumeni.
Ma, in generale, è il tema di nuove occasioni per alimentare e far crescere la spiritualità di cristiani adulti che si pone. Oggi a molti può non bastare la sola messa domenicale per confermarsi e crescere nel percorso spirituale. “Emerge il desiderio di una Chiesa [—] capace di ritrovare ciò che la fonda e l’alimenta, meno impegnata dall’organizzazione e più impegnata nella relazione, meno presa dalla conservazione delle sue strutture e più appassionata nella proposta di percorsi accoglienti di tutte le differenze”. Si legge a pg.9 del documento già citato, I cantieri di Betania.
Qui ci permettiamo un ricordo che è stato anche un importante momento personale. Quel multiforme genio della pastorale che è stato don Nino Levratti, anima mente e corpo dell’oratorio cittadino, una trentina di anni fa, al tempo dei miei trenta, aveva avviato l’esperienza di una messa infrasettimanale nella cappella dell’oratorio posta strategicamente proprio all’ingresso dello stesso, il giovedì, per tutti coloro che avevano frequentato il gruppo scout o qualsiasi altra attività o ne avessero semplicemente il desiderio. Era la messa vespertina e, in quella circostanza, l’omelia da lui guidata era partecipata, coinvolgendo in un dialogo fecondo l’assemblea nel commento alle letture. Il grande valore per i partecipanti stava nell’avere un momento di pausa dallo stress della vita professionale e familiare e di poter condividere un momento di preghiera. La numerosa partecipazione era segno tangibile dell’apprezzamento.
Nella mia percezione, di grande importanza era il fatto che si fosse creato un occasione di approfondimento partecipato della Parola sempre però all’interno di un momento liturgico del valore che ha la messa nella spiritualità cristiana grazie al quale si interrompeva il flusso spesso faticoso della quotidianità. Quello che nella messa domenicale sarebbe stato impossibile, diventò naturale in un contesto ritualizzato ma più spontaneo.
Ci chiediamo se per una Chiesa che ha tanto investito nella educazione alla fede dei fanciulli non sia giunto il momento di dedicare in misura maggiore rispetto al passato intelligenze, forze e creatività nella proposta cristiana e nella formazione degli adulti.
Non sappiamo cosa avesse in mente papa Benedetto XVI quando a proposito del futuro della cristianità parlò di “minoranza creativa”, ma abbiamo l’ardire di immaginare che un esempio come questo avrebbe apprezzato.
Mario Lugli

